La penna non vuole star ferma
mi chiama mi tira s’arrabbia
si sente un’allodola in gabbia
chiedendomi aiuto e conferma,
conferma di cosa, le chiedo:
dell’odio che uccide i ragazzi
del nero terrore di pazzi
che sparano vedo non vedo,
dei giorni di disperazione
che sembrano porte d’inferno
in questo iniziare d’inverno
che gela ogni piccola azione.
Di cosa ti parlo indeciso,
di eterni diverbi divini
che guardano stando vicini
dall’unico lor Paradiso,
di stragi nel nome del padre
di sangue versato innocente
di bimbi che piangono o gente
che scappa cercando la madre,
di lacrime come schiodate
dall’anima povera e sola
che cade distrutta e non vola
avendo le ali strappate.
La penna capisce il dolore
che tribola il genere umano
mi lascia piangendo la mano
e poi si trasforma in un fiore.

Commenti
Bravo .
Senza cadere nell'ovvietà, uno spaccato del momento, tragico frangente in cui
uno stuolo di esaltati uccide anche la speranza..
Ciao Nanni!
Elisa