Il passato ha la memoria a forma di spirale:
tira i fili della mente e li aggroviglia disordinati,
servirebbe stenderli su filari per i panni.
Inghiotte tutto e lo scrive su un pentagramma,
ne cambia le chiavi e chiude i lucchetti
con armature a 5 bemolli. E ti senti un Re (bemolle).
Bello il sole che filtra tra i righi!
Ha il sapore di fisarmonica nei giorni di festa
e i pantaloni li portavo con la piega come una cresta
e la cravatta ce l'aveva anche un sedicenne
come il cappio al collo di un condannato
e le sigarette nella tasca della giacca,
il profumo da barba di mio padre rubato,
il calpestio di stivaletti lucidati
e una ragazza che sorride
anche quando non sai chi è.
Sette giorni di domeniche.
Poi il passato a un tratto passa
tra i vetri rotti del presente
e diventa un ricordo perduto,
uno qualunque dei sassi lanciati nello stagno,
quasi un degente seduto
su brande a brandelli
in un vecchio ospedale di pazzi.
Non ricordi più niente,
tutti i giorni uguali immancabilmente.
Pensieri appesi ai lampioni della sera
che arriva troppo lesta,
senza giorni di festa.
E ci si trova a ridere di se stessi,
delle imprese e dei mancati successi.
Coi vecchi amici seduti come tanti gessi
senza lavagna, senza processi.
Si guarda impotenti
il volare libero degli uccelli
e negli occhi tanti mulinelli
a riprendere fili di memorie lontane,
profumo di pane,
viali di erba d'estate.
Memorie a lucchetto celate.
tira i fili della mente e li aggroviglia disordinati,
servirebbe stenderli su filari per i panni.
Inghiotte tutto e lo scrive su un pentagramma,
ne cambia le chiavi e chiude i lucchetti
con armature a 5 bemolli. E ti senti un Re (bemolle).
Bello il sole che filtra tra i righi!
Ha il sapore di fisarmonica nei giorni di festa
e i pantaloni li portavo con la piega come una cresta
e la cravatta ce l'aveva anche un sedicenne
come il cappio al collo di un condannato
e le sigarette nella tasca della giacca,
il profumo da barba di mio padre rubato,
il calpestio di stivaletti lucidati
e una ragazza che sorride
anche quando non sai chi è.
Sette giorni di domeniche.
Poi il passato a un tratto passa
tra i vetri rotti del presente
e diventa un ricordo perduto,
uno qualunque dei sassi lanciati nello stagno,
quasi un degente seduto
su brande a brandelli
in un vecchio ospedale di pazzi.
Non ricordi più niente,
tutti i giorni uguali immancabilmente.
Pensieri appesi ai lampioni della sera
che arriva troppo lesta,
senza giorni di festa.
E ci si trova a ridere di se stessi,
delle imprese e dei mancati successi.
Coi vecchi amici seduti come tanti gessi
senza lavagna, senza processi.
Si guarda impotenti
il volare libero degli uccelli
e negli occhi tanti mulinelli
a riprendere fili di memorie lontane,
profumo di pane,
viali di erba d'estate.
Memorie a lucchetto celate.
