La notte trattiene il fiato.
Mi perdo nel fumo delle sigarette,
nel lieve oblio di un bicchiere,
mentre il silenzio
allenta i confini delle cose.
Le ore tacciono
e mi prestano pensieri
che non sapevo di avere.
Qualcosa si muove nell'ombra,
cerca una forma,
sfiora la soglia di una poesia.
Mi addormento davanti a un foglio bianco,
con parole ancora calde,
incompiute.
Al risveglio raccolgo frammenti:
una frase,
un nome,
un ricordo che resiste,
un lume spento
che continua a fare luce.
La confusione mi attraversa.
Scrivo.
Non per capire,
ma per inseguire ciò che fugge.
Non per spiegare,
ma per dare voce
a ciò che non sa parlare.
Forse ogni poesia
nasce così,
da un disordine di cenere,
da una ferita che cerca un nome,
da una domanda
che non ha mai trovato risposta.
E io continuo a cercare,
come chi tiene tra le mani
pezzi sparsi di una mappa bruciata
inseguendo una poesia vera.
