Perché scandire parole di un ultimo naufragio

essere schiavi di un altro io

macchinoso malessere altezzoso

che vira tra le fronde

e agita le loro braccia di legno.

Perché avere un busto di ferro

che copre gli anfratti della roccia

e sgretola gli ultimi residui.

Perché adorare una ninfa che porta pudore

annusare capelli appassiti

mostrare abiti color convinzione

agitare bandiere di vittoria

massacranti nell’esistere.

Perché scrutare orizzonti lontani

che sanno della propria camera da letto

pregare spiriti che invadono i sogni

seguaci ammaliatori del nulla.

Perché darsi per vinto

avere profumo d’invidia.

Perché provare astio

Per la luce che invade il resto del mondo

invece di assorbirla e farle crescere il sorriso?

Ora, non mi domando il perché

in quanto basta chiudere gli occhi

e rimanere immobile

per non avere quesiti in proposito

e far fluire come in canoa

le rapide che invadono il fiume sotto i  miei piedi.
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Profilo Autore: Fabio Piana  

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