Riesco a vedere le mani con questo affanno che le fa ferme
si spingono l’aria ben dentro alle labbra le mani degli affamati
quando ognuno porta con se la sedia, il cerchio tracciato
il diametro corto intorno al respiro del proprio stare male
e la negazione che prova a spegnere e spiega quasi il dolore
toccarsi le labbra, sentire sul viso le dita, le distanze perse,
il corpo incolmabile adesso il crudele e nudo orizzonte di questa stanza
del suo muro che tocco appoggiando la spalla,le voci che restano qui,
le voci di tutti, quasi incollate ognuna con il male da dire,
il male impossibile senza pronuncia come solo la paura è il tacere
c’è nel corpo il posto che le ossa disegnano, ben dentro la pelle
con la solitudine di ognuno di noi il nostro stare dove la bocca ci mette
le frasi da dire il sussurrare le sillabe fragili come un giorno di carta
che partendo dai bordi consuma se stesso
mi porto dentro gli alberi e l’angolo del tuo giardino
le solidi impressioni, l’incerto di ogni respiro
raccogliere il grigio, dare una forma ad ogni paura
penso alla morte per stare lontani da qui
i vetri sulla porta, gli occhi dopo i vetri
le mie dita cieche di sera che vengono sempre
a cercarti

Commenti
Molto intima, intensa, ho tanto apprezzato. Ciao...^.^