d’esistenza!
Folgorato
dal partorir del tempo
mi ritrovai
per le vie
dell’umana esperistenza!
Demetra
che in concessione
mi dasti la via,
su un ponte
staziona il pensier mio,
unione immortale
tra gli avi
ed il batter del mio petto!
Aggravato dal tempo,
pesante appare
il carrozzone metamorfico
che l’architettura
dell’umano pensiero
trasporta!
Ma
il crepuscolo
dell’ ecumenica architettura
lascia lo spazio
alla maschera di questo tempo
che si rispecchia
avidamente in se stessa,
confondendo
accademiche e graffianti
critiche!
Avviso importante
di un percorso
sì umano ed impicciato,
ma liberato
da pangea confusione!
Non illuderti
essere umano!
Che natura
non ti brama,
ma lo sposalizio
dei tuoi avi,
nel confondersi
dei tuoi gesti,
altro non darà
che un gesto di vita!
Vivila.
sanguinante silenzio inondato di distesa
natura pescosa di fiumi colmata sera
soffice seta farneticante cielo assolto
amante cavo di cuore lucidato a lutto
allucinata quiete in mondo sofferto
indifferente buio, inverno dal nulla fecondo
riempito di morte, piccole gemme in tondo
mai fiorite, congelate verità senza ascolto
rigonfie d’escrementi e menzogne a specchio.
Gli ultimi, bimbi ricurvi su giocattoli rotti.
Oltre sempre oltre, di corsa
più veloce senza sosta
la storia non aspetta a raccolta l’insorto
col rischio di capire , ascoltato il sapiente
sentito il dolore accolto intimamente.
Ma io? Io chi sono? Gettai l’odio all’oscuro dono.
“Fiore di bordo lungo la navata del mondo” rispose
“strappato groppo dondolante storpio
nulla nel nulla , guasto irrisolto
intriso istante d’insulto”.
di finto polso e mendace modo,
temuto e sempiterno e condannato
sei tu'l presunto manto e godo
nell'ore amene in cui t'immergi
e nuoti e imperi i sette mari
del mio finito oceano. Ergi
imperioso eppure a me più cari
tue parvenze e i tuoi bisbigli,
oh eterno martire sul rogo!
Oh Nero, ti veston e i tuoi figli
gratuito ruolo: fatal giogo,
ma che mai ride a "de' pensieri
la culla". Cromo mio innocente
apprezzaro rari e cuor sinceri
il tuo benevolo e potente,
e furon poi colossi enormi
e del firmamento d'alto Nero
perno, ove lungi par che dormi,
ove lungi s'offre il core mero.
E'l vano velo in Nero enorme
ha sue radici ancor più salde
ed esile stel nell'uman orme
e petali secchi in fiamme calde.
Perché dunque? Perché rinnega'l fior
da cui nacque e seminato pria
la terra? Fratello, perché calor
di seme neghi? Un odio fia
sordo al tempo e al suo brusio
ché spiazzi l'occhio al suo potere,
ché'l fior s'affida ad un rao pio,
alto per non sbattere e cadere.
Son pochi, rari, inesistenti,
e tra quest'ipocriti ignoranti,
i lunari gelsomini ardenti
e dell'immortale Nero amanti.
Oh Nero, papà del tempo e più cantor
di sereno e calma e sì radice
garante li due succhi e non dolor
di cui per fama l'omo è vice,
accogli i miei disiri non espressi,
i sogni mai sfiorati e questi verbi
fragranti di pace e di quiete emessi.
Fa' che dei miei fremiti ti serbi,
d'ogni fidato e furtivo e fervido
segreto. Nel silenzio d'ogni notte
sussurrami sospeso'l tuo perfido
ire, sian onde le paur rotte.
Coglimi come'l padre c'ha in suoi vanni
dolce'l sonno de l'innocenza nova
del mondo e dei suoi malati inganni
e sicurtà più lì che altrove trova.

coi suoi consigli metafisici
da riderci fino a rompere il gambo della sedia
Il più pernicioso degli sbadigli
che irrompe in un ricordo
e tutti i ricordati lo guardano male
Umbratili colline nascoste e ritirate fuori
dallo spettacolo a cui assistono gli amici
che senza fiato pretendono soliloqui sull'aria
Recalcitra il cavallo e lo sai il perché
Lo porti in una direzione che non gradisce
non gliene frega niente di moralizzare sulla schiavitù
gli basta l'ordine decente di non far partire il siluro
tanto la Russia la farà fuori lo stesso
inciampando goffamente sul pulsante
e sarà come aver vinto alla lotteria dei ricchi
Foglie secche schiacciate dai passi
si alzano dal suolo
in un mosaico leggero
Dimenticare non è possibile, senza recidere
Impietose incognite
come brutti scherzi
Cade la memoria
su certi momenti
come un sasso dal ponte
Rapidamente s’increspano gli occhi
Rovinosamente si bagna
il giorno
dolci ricordi
riaffiorano nella mente
non sono stanchi
hanno solo lottato
con il mondo
adesso camminano
con le parole del cuore.
Ricordi che non pesano
ma sanno coprire
il tuo giorno
di un sapore indelebile
che non si disperde
con il tenpo che scorre
ma presenti ti cullano
li dove nasce il sole.
ali spezzate di pensieri
inascoltati singhiozzi
vortici esplosi alle pendici
teneramente sanguinanti
ferite di tempi morti
ricamando merletti all’amore
perdono biondo, azzurro volo
in riva diletta vita.
Onde calde commosse di netto
ancora sola la speranza
ancora sola la pietà
a fiotti nella dimenticanza
rese nude dall'insolenza
latte di solitudini parole.
Invisibilità.
Bollicine blu
vedono i miei occhi!
Acqua
chimica che avvolge il corpo,
alla volta celeste
l’ultimo sguardo,
estremo bacio del sole
e vai!
Oltrepasso la linea blu
immergendomi in me stesso
profondo abisso
del blu umano!
Come pesce
batte il petto
infiltrato meccanico
in questo Marte terrestre!
Vago indotto e quieto
in questo immenso grembo,
fin quando
la meccanica del respiro,
cordone ombelicale tra i mondi,
termina il nutrimento
e vai!
Oltrepasso la linea blu
alla volta celeste
risplende il viso
son rifiorito!
Allontana la tristezza
in quell’ovale segnato
che dimenticò nel tempo
quel fiducioso appagato
Son pugni che stringon spine
dilaniano in gocciolanti macchie
di spessore cardinale
S’arriccia il naso
nel fetido odore
dal sapore di dolore
T’affacci al solito mondo
e scruti…tentativo di scorgere
quell’esigua particella
che fa la differenza
Cancella la tristezza…Aspetterò
seduta qui
su questi gradini di pietra
il crepuscolo
e l'accendersi delle stelle.
Come una
trapunta tramata
di luce appariranno
le piccole fiammelle e
io ti rivedrò
stella mia.
E mi farai compagnia,
mi racconterai del tuo viaggio di luce,
rivedrò il tuo sorriso,
toccherò ancora una volta
le tue mani
e ascolterò
il tuo respiro e
poi il tuo silenzio,
in una notte senza fine..
Su questi
gradini di pietra
poserò la mia malinconia
questa notte
guardando il cielo infinito.
Mamma un giorno brillerò al tuo fianco!
delineato dal rintocco dell'orologio,
dal nascere del giorno all'alba,
e dal suo morire al tramonto,
mi perdo ….
Mi perdo tra dedali di strade
costruite di nulla, solo fumo grigio
dal malsano effluvio
fatico a respirare, a pensare
a vivere
In questo infinito simile ad un'armatura
che difficile rende i movimenti
del mio corpo già così provato,
che mi spreme il cuore
come un limone dal quale cadono gocce
di rosso vivo e la pozza
ai miei piedi si allarga diventando mare,
vivo.
Vivo nell'infinito in cui
certezze più non sento, ne futuro, ne sogni,
come Icaro legherò alla schiena
due ali, grandi e bianche
e sarò angelo dal viso truccato
da pagliaccio triste
Da un alto dirupo spiccherò il volo
e sia quel che sia,
all'infinito affido la mia vita










