Guardi il prato di ferro che scade
giù dal tuo mondo
 
Quel languore d’asfalto s’attacca
tra le vene zoppe d’erba
e una pozza di grigio morde
il ciglio di verde su, tra le mura
 
Si affaccia un dorso di cielo
sopra il coppo e le macchie
di pietra aggrappata ai camini
 
Ma tu arricci le labbra, nascosta ai graffi
del freddo d’autunno
 
Volevi saldare una lama d’azzurro
tra i rigetti di grigio e i gocciolii
di questo labirinto al neon
 
Ed io ti ricordo come la foglia dopo la calce,
un tentacolo di vita che beve cemento
di là dal plasma.
 
 
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Profilo Autore: Elakos Phobos  

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Commenti  

ugo ciccetti
# ugo ciccetti 07-05-2013 23:09
La poesia è ben scritta,intrigante ed interessante. Essendo di non facile leggibilità, a mio esclusivo e idiotico parere, riguardo il senso globale ma non su quello dei singoli originale versi, azzardarei un'interpretazione ecologica alla Celentano (giungla di città....fatta di cemento sotto questo cuore spento....BINGO BONGO). Bravo per l'interesse suscitato. Punteggio massimo anche perchè se dicessi cinque stelle farei propaganda politica... :-) ....ma è Grillo che si è ispirato a questo sistema di votazione e non viceversa.
pierrot
# pierrot 08-05-2013 17:21
E' molto bella, particolare. Contrapposizioni tra il freddo della materia inanimata e la figura umana, fragile ma capace di grandi sentimenti. Paesaggi diversi. Gli ultimi versi su tutti. +5
Brigida Liparoti
# Brigida Liparoti 08-05-2013 23:11
Davvero originale e bella. Ci ho speso sei letture ripetute ed ogni volta ho carpito un particolare diverso. Parla oltre le parole, come i significati sanno fare!
Complimenti.

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