Oh immobile città mentre le tue genti ti lasciano in questa torrida estate trascino le mie stanche membra mendicando il tuo amore per quei vicoli bui che un tempo si credevan infestati dalle Janare. Ma questo nefasto vento ti fa tacere, allora invoco Iside,Diana ed Ecate. Perchè nemmeno le tue dee mi rispondono? Soffia la tua benevolenza su di me, te ne prego. Non sono forse anch'io un tuo figliuolo? Non v'è forse anche in me l'ardore di quel popolo che per un giorno umiliò la grandezza di Roma? Non v'è forse anche in me quel sangue che scorse a fiumi tra Pontelandolfo e Casalduni? Mentre risalgo le sponde del fiume Sabato ti invoco ancora ma tu sorda, insensibile non rispondi. Mi siedo a contemplarti: non sarà più triste del Manfredi il mio destino! Non lascerò a te le mie spoglie mortali! Recido le tue radici come l'antico noce divelto. Adesso sono io che ti ripudio perché mi hai fatto sentire apolide nella mia stessa patria.
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