Prometti,
Non seguirmi...
Io ti seguirò…
Perché, in verità, neanche io vorrei farlo,
e forse, come te,
dovrei voltarmi e guardare indietro...
A volte, però, non è semplice fermare
vele mosse da un vento innaturale
e si aspetta lieti uno scoglio...
Vedi, a noi che conosciamo già le coordinate,
a noi che è data la previsione dello scoglio,
sfidiamo i venti e, persi in orizzonti,
speriamo consci di finirgli contro.
Sai, ricordo bene una gola soffocata,
una pietra avvelenata dentro al corpo,
le frecce precise della sua cattiveria
e i dardi attesi dal loro unico bersaglio.
La ricerca di un Dio per implorargli di dormire,
i viaggi persi alla ricerca dell’ignoto,
le ferite, il bruciore, il dolore, la vergogna,
le lacrime, il sudore nelle mani,
dieci metri di destino, chilometri nell’inferno
e chissà se l’ho toccato...
Affanni, rabbia, sospiri e umiliazione...
E il suo sguardo...
La cosa più terribile, più intensa della notte...
Non occhi di chi ti vuole uccidere, amare,
di chi vuol condannare...
Occhi, di chi comprende,
ti da ragione, ti fa del bene...
E questo orrore, il più perverso,
non si può sopportare...
Non seguirmi e non guardare avanti,
il corpo abbandonato dai sensi e dalle forze,
tirato dalle funi, frustato da catene...
Non imitare i gesti che il dolore insegna,
né il pianto della vita,
o peggio periresti in fosse che ho evitato.
Non seguirmi...
Io ti seguirò…
Sia tu per me padre, mio figlio, mio fratello…
Perché ho un sole davanti che mi acceca
E non nego, spesso ho avuto voglia di voltarmi,
quando vedo, l’ombra che esso genera al mio corpo,
alle mie spalle…
Potrò mai, riconoscendo la mia ombra,
trovare alloggio nelle tenebre più fredde?
Tu mi hai predetto, martirio e sofferenza,
la frusta, il delitto, l’agonia…
Ma già scordi quanti scogli hai superato
al comando di una zattera o una nave?
Già dimentichi l’orizzonte che fisso hai adoperato,
quale sfondo ai tuoi pensieri?
Seguendo la mappa che intrepido hai tracciato,
aggirerò tutti gli abissi e le correnti
volando sulle ali delle più dolci brezze…
Si, per dare omaggio al tuo cammino,
per raggiungerti, per poterti abbracciare,
per darti una mano in acque di tempesta,
per imparare a fissare il sole
senza chinar lo sguardo
io ti seguirò…
Tutto ciò che avevo è andato perso,
la barca distrutta...
Ma per te, per ciò che hai detto,
sia tu padre, mio figlio, mio fratello,
terrò forte questa tavola di legno
che mi fa stare a galla
e sentire col sorriso profumi di tempesta...
Risorge in me un tiepido calore...
Che ora mi arde in petto...
E qui ti giuro, adesso ti prometto
che mai più io guarderò se tu mi segui.
Non seguirmi...
Io ti seguirò…
Perché, in verità, neanche io vorrei farlo,
e forse, come te,
dovrei voltarmi e guardare indietro...
A volte, però, non è semplice fermare
vele mosse da un vento innaturale
e si aspetta lieti uno scoglio...
Vedi, a noi che conosciamo già le coordinate,
a noi che è data la previsione dello scoglio,
sfidiamo i venti e, persi in orizzonti,
speriamo consci di finirgli contro.
Sai, ricordo bene una gola soffocata,
una pietra avvelenata dentro al corpo,
le frecce precise della sua cattiveria
e i dardi attesi dal loro unico bersaglio.
La ricerca di un Dio per implorargli di dormire,
i viaggi persi alla ricerca dell’ignoto,
le ferite, il bruciore, il dolore, la vergogna,
le lacrime, il sudore nelle mani,
dieci metri di destino, chilometri nell’inferno
e chissà se l’ho toccato...
Affanni, rabbia, sospiri e umiliazione...
E il suo sguardo...
La cosa più terribile, più intensa della notte...
Non occhi di chi ti vuole uccidere, amare,
di chi vuol condannare...
Occhi, di chi comprende,
ti da ragione, ti fa del bene...
E questo orrore, il più perverso,
non si può sopportare...
Non seguirmi e non guardare avanti,
il corpo abbandonato dai sensi e dalle forze,
tirato dalle funi, frustato da catene...
Non imitare i gesti che il dolore insegna,
né il pianto della vita,
o peggio periresti in fosse che ho evitato.
Non seguirmi...
Io ti seguirò…
Sia tu per me padre, mio figlio, mio fratello…
Perché ho un sole davanti che mi acceca
E non nego, spesso ho avuto voglia di voltarmi,
quando vedo, l’ombra che esso genera al mio corpo,
alle mie spalle…
Potrò mai, riconoscendo la mia ombra,
trovare alloggio nelle tenebre più fredde?
Tu mi hai predetto, martirio e sofferenza,
la frusta, il delitto, l’agonia…
Ma già scordi quanti scogli hai superato
al comando di una zattera o una nave?
Già dimentichi l’orizzonte che fisso hai adoperato,
quale sfondo ai tuoi pensieri?
Seguendo la mappa che intrepido hai tracciato,
aggirerò tutti gli abissi e le correnti
volando sulle ali delle più dolci brezze…
Si, per dare omaggio al tuo cammino,
per raggiungerti, per poterti abbracciare,
per darti una mano in acque di tempesta,
per imparare a fissare il sole
senza chinar lo sguardo
io ti seguirò…
Tutto ciò che avevo è andato perso,
la barca distrutta...
Ma per te, per ciò che hai detto,
sia tu padre, mio figlio, mio fratello,
terrò forte questa tavola di legno
che mi fa stare a galla
e sentire col sorriso profumi di tempesta...
Risorge in me un tiepido calore...
Che ora mi arde in petto...
E qui ti giuro, adesso ti prometto
che mai più io guarderò se tu mi segui.

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