Questa è la prima notte che fa davvero freddo...
Il mio letto ora,
fuoco nella foresta nebbiosa,
mi mostra sagome risucchiate dagli anni.
È lui... mio discepolo promettente che,
col suo tanfo di sigarette misto a gel,
di tanto in tanto torna a farmi visita.
Lo accolgo con rancore ogni volta,
anche se so che non è colpa sua.
Qualche malattia mentale svelata col tempo
gli crea amnesie istantanee senza tempi precisi.
Egli preferiva piangere che impugnare la spada
ed ora con un colpo solo squarcerebbe il mondo...
Il dramma, il pandemonio, il baratro che ha superato,
è di portata cosmica...
Non esistono mediazioni...
Sarà diventato un docile agnellino
o un'ombra oscura, potente, invincibile,
capace di non reggere qualunque sguardo,
carica di una freddezza, di un cinismo così esasperato
da inghiottirgli l'anima...
È un morto che cammina, che attende il suo pasto
di scontata meraviglia,
è un senz'anima unto di gel e giallo del fumo
di tutte le sigarette e spinelli che non ha mai fumato.
È la mia ombra, la mia creatura perfetta,
è l'abisso...
Ma anche se sarò io per lui una sagoma
poco a poco risucchiata,
egli non potrà dimenticare i profumi magici
di quel sorriso a metà, non potrà dimenticare
i miei sguardi e la sua voce... non potrà mai risucchiare
il mio vero nome ormai inciso nel suo cuore...
Il mio nome stampato sui suoi occhi,
ad ogni entusiasmo, ad ogni brillio o ricaduta.
Non potrà strapparsi dal petto quel bruciante sigillo,
non potrà mai fuggire la nostra maledizione,
di cui sempre, da vivi o morti, da svegli o nel sonno,
l'anima trabocca...
Il mio letto ora,
fuoco nella foresta nebbiosa,
mi mostra sagome risucchiate dagli anni.
È lui... mio discepolo promettente che,
col suo tanfo di sigarette misto a gel,
di tanto in tanto torna a farmi visita.
Lo accolgo con rancore ogni volta,
anche se so che non è colpa sua.
Qualche malattia mentale svelata col tempo
gli crea amnesie istantanee senza tempi precisi.
Egli preferiva piangere che impugnare la spada
ed ora con un colpo solo squarcerebbe il mondo...
Il dramma, il pandemonio, il baratro che ha superato,
è di portata cosmica...
Non esistono mediazioni...
Sarà diventato un docile agnellino
o un'ombra oscura, potente, invincibile,
capace di non reggere qualunque sguardo,
carica di una freddezza, di un cinismo così esasperato
da inghiottirgli l'anima...
È un morto che cammina, che attende il suo pasto
di scontata meraviglia,
è un senz'anima unto di gel e giallo del fumo
di tutte le sigarette e spinelli che non ha mai fumato.
È la mia ombra, la mia creatura perfetta,
è l'abisso...
Ma anche se sarò io per lui una sagoma
poco a poco risucchiata,
egli non potrà dimenticare i profumi magici
di quel sorriso a metà, non potrà dimenticare
i miei sguardi e la sua voce... non potrà mai risucchiare
il mio vero nome ormai inciso nel suo cuore...
Il mio nome stampato sui suoi occhi,
ad ogni entusiasmo, ad ogni brillio o ricaduta.
Non potrà strapparsi dal petto quel bruciante sigillo,
non potrà mai fuggire la nostra maledizione,
di cui sempre, da vivi o morti, da svegli o nel sonno,
l'anima trabocca...

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