I miei ricordi sanno ancor di te, amico;
la polvere e la pioggia conservan i tuoi odori,
nonostante le croci della morte
si sian consumate con il tempo.
I rumori degli spari riecheggian nelle mie memorie;
le valli si son rivestite di pini e abeti
dopo essere state spogliate dal fuoco delle umane follie.
I cannoni si son arrugginiti, abbandonati all’incuria,
qualche spicciolo perso, nelle notti di guardia,
quanto sangue sparso, pagato con una medaglia.
La gavetta vuota è ancor lì poggiata sul muro della torretta,
gallerie scavate e rinforzate da pietre e sassi.
Camminando tra quegli angusti passaggi,
m’arriva l’odore del fumo della tua sigaretta.
Vent’anni per vivere e per morire,
nati per difender l’onore della patria,
eravam poco più che bambini,
ragazzi cresciuti molto in fretta,
soldati pretesi dal destino.
Amico mio,
combatto ogni dì con i ricordi la mia quotidiana guerra.
Ritorno a cercati tra le valli, ma incontro solo i miei fantasmi.
