Il rasta che c'è in me di sincopato vive
e in questo equinozio -strinir di grilli e maggio-
sbatto ciglia a tempo
lasciando al verde d'occhio
assoli in stanche foto.
Parlo sempre agli anni
che sian futuri o prossimi
e ad ascoltarmi mai pèrdono voci e care.
Sussurrano colori d'ombre a parare noia
sempre agguatando la prima spora in pioppo
-ed è abbraccio ancora
di calamiti a notte-
