Ho creduto di poter spezzare
il profondo e l'infinito
con il mio cuore nudo,
con il mio dolore nudo.
Ho creduto di poter spezzare la vita
per dividerla con te,
sangue al sangue,
cenere alla cenere...
in passato, quante volte avrei voluto
rendere il cuore al vuoto
e il nulla alla vita,
cancellare ogni ricordo,
rendere il vuoto alle spalle,
desertificare il presente,
ridurre i piani del futuro in polvere.
Ho creduto di poter sciogliere i ghiacciai,
di poter dominare il fuoco
con le mie sole mani nude.
Non ce l'ho fatta.
Ho creduto di negare
la vita alla vita,
nel fallimento di ogni terapia,
nell'amnesia contro i miei mali.
Ma poi sei arrivata tu
e in un attimo
il guscio che riparava
il mio cuore infranto
si è schiuso,
il fuoco ha scoccato una nuova scintilla,
le vene hanno trovato nuova linfa.
La tua luce ha scacciato l'ombra
e ridato collocazione alle stelle,
abbattuto ogni confine di tempo e spazio
e spezzato le corde
della solitudine che spietatamente attanaglia.
Ogni voragine, ogni baratro oscuro
si riempiono della tua luce.
Ho creduto di sprofondare nell'abisso
senza più rivedere la superficie
ma sei venuta tu a salvarmi
come un'ancora divina,
come una vela che non teme nessun vento.
L'oscurità è stata vinta.
Il dolore è stato vinto.
Nello specchio dell'anima
mi proietti un'altra vita.
( Marco Pellegrino )
Da "Cenere e Polvere " e dall'Antologia "Città di Castellana Grotte - premio internazionale"
Poesia estrapolata dal mio primo libo Cenere e Polvere pubblicato dalla casa editrice Aletti Editore di Roma.