Miro l’alba soave, che già s’appresta
a cedere il passo alla germana aurora,
mentre la mente pensa al mio occaso,
che a lunghi passi corre verso l’Ade.
Sento Lachesi e Cloto mugugnare
ed Atropo ghignare, spezzando il filo;
Caronte già mi attende sulla sponda
per traghettar, contento, l’Acheronte.
Or lasso ed egro, ma pago d’ogni dì,
che con solerzia solidale sempre vissi
alla luce del sole e pur delle candele,
al mostruoso Cerbero m’inchino
ed indi a Minosse, giudice degli inferi,
perché mi assegni con clemenza il sito
di una bolgia infernale meno greve,
avendo già in terra io scontato il fio.

Commenti
Come vorrei sapere che si tiene ancora in salute. Un eccelso poeta e scrittore.
Non posso essere certa che arrivi il mio messaggio, ma ci tengo ad inviarlo lo stesso.
Con sincera ammirazione. Ibla.