Viene un po' da piangere a pensare al mio paese,
A pensare alla verità, a quanto non mi dispiace,
È certamente malinconia,
Non vero sentimento,
Ma solcando vecchie strade
Son giunto a paesini dimenticati,
Con propria vita, certo, ma lontani,
Da brughiere, e verdi plaghe circondati.
Seppur il primo pensiero
Fosse stato intorno alla straziante povertà,
Mi son poi ricreduto,
Giacché poveri le genti non sono
Anzi son più ricchi, ricchi d'umiltà.
Perché quando un passo leggero
Echeggia per le storte contrade,
Tra case rifatte, e vecchie,
S'avverte alle finestre,
Dietro tende socchiuse,
Uno sguardo di lume,
Mentre in ampi giardini
Giocano piccole grida:
Forse due, tre amichetti,
Non vi son altri bambini,
In così stretti paesi
Eppur si divertono
Pochi i giocattoli permessi,
Mentre qualche cane abbaia
Al passeggio, lo sguardo mio si posa,
Da parte a parte, da oggetto a oggetto:
Non v'è nulla di sublime e ideale
Qui dentro,
Eppur si muovono
in ambigue emozioni, intense e reali,
Soprattutto alla vista di un'anatra di peluche,
A cui a un certo bimbo certamente sta cara,
Immobile e sospesa, al davanzale di una finestra,
Illuminata dall'ultimo sole,
Che mamma preziosa
Quel pargoletto possiede,
A usare il suo tempo
Per lavare l'anatra finta,
E lasciarla asciugare al sole
E al vespertino vento.
A pensare alla verità, a quanto non mi dispiace,
È certamente malinconia,
Non vero sentimento,
Ma solcando vecchie strade
Son giunto a paesini dimenticati,
Con propria vita, certo, ma lontani,
Da brughiere, e verdi plaghe circondati.
Seppur il primo pensiero
Fosse stato intorno alla straziante povertà,
Mi son poi ricreduto,
Giacché poveri le genti non sono
Anzi son più ricchi, ricchi d'umiltà.
Perché quando un passo leggero
Echeggia per le storte contrade,
Tra case rifatte, e vecchie,
S'avverte alle finestre,
Dietro tende socchiuse,
Uno sguardo di lume,
Mentre in ampi giardini
Giocano piccole grida:
Forse due, tre amichetti,
Non vi son altri bambini,
In così stretti paesi
Eppur si divertono
Pochi i giocattoli permessi,
Mentre qualche cane abbaia
Al passeggio, lo sguardo mio si posa,
Da parte a parte, da oggetto a oggetto:
Non v'è nulla di sublime e ideale
Qui dentro,
Eppur si muovono
in ambigue emozioni, intense e reali,
Soprattutto alla vista di un'anatra di peluche,
A cui a un certo bimbo certamente sta cara,
Immobile e sospesa, al davanzale di una finestra,
Illuminata dall'ultimo sole,
Che mamma preziosa
Quel pargoletto possiede,
A usare il suo tempo
Per lavare l'anatra finta,
E lasciarla asciugare al sole
E al vespertino vento.

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