“L'attesa è lunga; il mio sogno di te non è finito.”
(Eugenio Montale)
Io
ho
cibo
tutti
i giorni,
dalle nove
del mattino:
ma è te
che aspetto,
non questa manciata
di granturco e frumento.
E se ormai il prima e il poi
non cambieranno più
(da quando ti amo),
sarà nell’immobilità essenziale
della mia memoria involontaria,
che il ricordo diventerà il capire
e che il continuo pensare,
da inutile e transitorio,
si farà idea fissa.
Ho dimenticato,
e poi rivissuto,
ho provato
nostalgia,
ho amato
l’oggetto
perduto
e odiato
il ricordo
ritrovato;
ma alla fine,
nel mio oblio,
io ho custodito
quel che ho potuto:
lo sdoppiamento
di me stesso
e la perpetua
insoddisfazione
di chi ha provato
il male di vivere,
tutte le occasioni
di una solitudine
nient’altro che
esistenziale.
“L'uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione 'sine qua non' di piccole e intermittenti felicità.”
(Eugenio Montale)

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Charlie
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