Riempie il cielo la pioggia,
stilettando l’etere polveroso,
di corsa anch’essa,
come ogni animo sopito.
E vedi nel muro d’acqua
cieli sempre più scuri,
cercando con le unghie
di squarciare il cupo piombo,
alla scoperta di orizzonti luminosi…
La lentezza di fragranze nuove e antiche macerie.
Camminando per distese erbose,
l’ampiezza di un mondo lento
assapori, capendo dolcemente,
su colli esplosi di stelle,
che dal buio nasce la luce.
Cristalli di sputo galleggiano nell'aria
attratti dall'energia statica dei miei capelli.
Come quattro soli e quattro lune
i cerchi concentrici degli occhi
circoscrivono il campo visivo,
si dilatano e si assottigliano
limitando la conoscenza
allo spazio inquadrato,
alle idee messe a fuoco.
Bolle di fango gravitano nei miei pensieri
avvolte dal tepore che rilascia il cuscino.
Come cinque dita ed un pennello
la sinuosità del progetto
si riversa nell'incubo notturno,
si compone e si scompone
allungando la durata della notte
fino oltre le prime ore dell'alba,
nelle sei tonalità del nero.
I miei figli frattanto volteggiano dentro di te
spaventati dal ghiaccio del cuore.
Come un albero e cento rami
la stabilità delle loro ambizioni
si misura col peso della neve,
si abbandona e si contrae
liberandosi dai nostri ideali
talvolta discordi, talvolta lontani,
per centouno notti ancora.
All'improvviso
una stella
cade su me
mi accieca
della sua luce
e scalda il mio cuore.
Una stella piovuta
dal cielo
compagna
delle mie notti
cammina al mio fianco
e mi fa toccare il cielo.
Regina mi sento
e mi ubriaco
della sua luce!
Ma un giorno
quella stella
mi getta nelle tenebre
il buio incombe
e più nessuna luce
agli occhi miei!
La stella non brilla
la luce si è spenta
e il cuor mio
non batte più!

