Anni di latitanza
mi portano a sentirmi straniera
in quest’area che mi fu vita
fino agli anni dell’adolescenza.
Voci mi risuonano negli angoli delle strade
a fare ordine negli emozionati pensieri.
Ti osservo attentamente
per riprendere confidenza
con te amata mia città
mentre l’eco dei palpiti del cuore
si avvia per le strade assolate e luminose
a riflettere quei giorni nivei e lucenti
intessuti dai ricami dei palazzi antichi
e dai rami degli alberi
danzatrici in movimento riflessi sui muri.
Strade in rettilineo si perdono in lontananza
ed ognuna accende un antico ricordo.
Nel percorso mi saluta la voce del vento
soggetto onnipresente e conosciuto da sempre
riportandomi alla mia infanzia
vissuta in filamenti d’azzurro
e sotto la magia di albereti di luce.
Osservo l’antica cattedrale e la sua torre:
miele ambrato nel riflesso del meriggio assolato
che batte ogni mezzodì ore di storia secolare
suonata da campane al rintocco
ad esaltare gloria ed orgoglio
di tanti fortilizi d’eroico cammino
di questa mia terra
fascinosa ed ancestrale
che non smetterò mai di amare.
che non smetterò mai di amare.

Commenti
Complimenti
in un club poetico. Buon pomeriggio, Grace.
Ripercorrere sentieri vecchi sorvolandoli con il pensare melanconico che accompagna sempre il ricordo del passato.
L'unica certezza di noi sono i momenti passati e tu li hai messi in poetico andare dell'anima. Molto molto toccante questo componimento si sente tutto il pathos della scrittura.
veramente sentiti dall'anima. Un caro saluto, Serena giornata Giancarlo, Grace