i corpi ridere diamanti
cantare agosto da sorgenti
Si sentiva nostro
quel posto scabro e diroccato
vissuto a lungo
insieme ai raffi delle more
graffi con dipartite
nastri per le gambe
il tatto, l’assenzio
Giorni d’eutanasia
tre per gridare amore
pochi -vissuti a lungo
sul picco del silenzio
L’altitudine è stata ferma
per tutti gli anni
La roccia ha inciso
la tua voce
Tu che scrivevi
b e l l a
la mia rosa assiepata
Io m’assiepavo
speculare al dire
dolcemente distesa
nei miei ricordi giovanili
è lì che mi fa scudo
all’infausto presente,
quando onde freschissime
del mare di notte
abbracciavano serrando
le tenere speranze
di ragazzi spauriti
al contatto fremente
di due seni sconosciuti.
Rotondità vibranti
dentro l’acqua
e brividi
di scoperte amene
e pulsazioni acerbe.
come potrei scordare i tuoi occhi blu
e i capelli lunghi e biondi
con i boccoli che toccavano le spalle.
Noi due sempre insieme,
sempre pronti a sfidare il mondo.
16 anni!
È il periodo dell’onnipotenza,
del sorriso sulle labbra.
Ricordo ancora quel giorno lì al “Vetrano”.
La voglia di vivere
un’estate indimenticabile era tanta.
Un motorino che si inceppava sempre,
il desiderio continuo di mare,
di tuffi, di giochi.
Volevi metterti in mostra,
volevi che lei conoscesse il tuo coraggio.
Non potevi sapere!
Non potevamo sapere!
Eri appena emerso dall’acqua,
stavi fermo sullo scoglio, in bilico.
Un attimo,
un secondo maledetto e l’onda ti ha trascinato via!
Inutile il mio lanciarmi in acqua.
Inutile gridare il tuo nome.
Ci hai lasciato con un sorriso e poi nient’altro.
Mi manchi amico mio.
Un maledetto 4 luglio di vent’anni fa
tra le onde ti ho perso per sempre
e per sempre ho perso anche una parte di me.
Rivedo spesso quel mare e ti sento,
sento ancora la tua voce che dice:
“noi siamo invincibili!”

stava per finire
lo ricordo ancora
come fosse ieri
stavo al lavoro
quando alla radio
dissero di un attacco
sembrava immagginario.
Quell'estate
non fu più estate
il cielo grigio fumi di guerra
un boato assordante
sulle torri gemelle
successe in un attimo
perì tanta gente.
Sembrava una mattina come tante
da quell'estate
non fu più lo stesso.
Una immane tragedia
causata dall'uomo.
Era settembre lo ricordo ancora
fra le macerie una manina
stringeva forte
la sua bambolina...
mi viene da ricordare
quella lontana estate '84
che sapeva solo di mare!
Il cielo era sempre azzurro
senza nuvole scure,
sole tanto sole
senza paure!
Era l'estate della leggerezza
dei vestiti a fiori,
del cerchietto ai capelli,
del jukebox e della spensieratezza !
La foto con le quindici fiammelle
sulla mia torta panna e cioccolata,
ricorda la mia età
e un estate coccolata.
Pur avendo poca libertà
e tanta tanta fantasia
quell'estate fu la più bella
forse della vita mia!
luce che arde nel cuore
ondeggia come il mare
la schiuma il mi' sorriso
fermo come una statua
cocente sotto sole
si sgretola pian pianino
non ci si spoglia facile
le colpe come maglie
pesanti smesse a giugno
quando il cielo sereno
è copia di ciò ch' ero
ebbi il sole in pugno
ma poi mi vinse il freddo
mio nudo petto ora
un fiammifero stretto
all' estate del cuore
buttai ali in dimora
una sera di luglio
attaccata alla coda
di una cometa.
Forse ad agosto
tornerà sulla terra
sotto forma di stella cadente.
nell'universo fantasma, sognato, augurato
più delle stelle
Quasi inarrivabile, mistura di profumi
colori brucianti
di acque e terre bianche
che compaiono, scompaiono
come il deserto dopo la tempesta
Nei borghi sparsi di fantasiose capanne, sabbia, fuochi
gente allegra, di fianchi in movimento
Le piogge a sorpresa rimbalzanti, tintinnano a terra
vigorose, come di neve sciolta
Vita tranquilla, senza obblighi ne orologi
magnificando i doni avuti, diversa nel suo attraversare
di notti ansimanti, guardando luccicare l'oceano crespato
colmando gli occhi, di strabordanti tramonti
ed affilate nuvole a perdifiato
Alberi, pali rigogliosi
arrampicati da bambini luccicanti, sprizzanti
Pesci d'arcobaleno, curiosi, festosi
Profumo di tabacco a folate
Ovunque, amalgama di gente in stoffe tropicali
Donne di fiori, sorrisi e sorpresi sguardi
Cigolii di biciclette usurate, assemblate nel tempo
mercati di pesce sulle barche
con voci straripanti, canti di festa
Polinesia, accarezzato, lontano sogno per noi
beltà di questa crosta, madre calpestata, maltrattata
Finiranno tutte le pene
inizierà un altra favola
quando tornerò
sarò ancora il tuo pirncipe azzurro
Strade vuote e larghe di grano
estate del '96
In viaggio verso la Sicilia
di quel mare non più blu
Mio padre era lì
la 128 una lamiera impolverata
senza ammortizzatori
le vibrazioni sotto il vecchio cane che abbaiava
sporto da quel finestrino
salsedine di città di musica di libertà
Curve e coste di un'età
che aveva un po' di senso
per molti già diplomati ormai non più!
Il mangianastri e
quell'odore di calcina e gomma fusa
il cambio ridotto all'osso
quel disco ogni tanto proponeva
una canzone che non scordo più
a volte affiora il sibilo di quelle note in testa
non vogliono tornarmi in mente le parole
lascio perdere e sospiro
un pianto divertito
tanto non ritorneranno più
E' giusto così!






