Fruscii in viola
Agli occhi perle

si esaltano frigide e incaute.
Lo sguardo abbraccia lontano
le cime lucide di verdi festoni,
indaga sul limite dell’acqua.
Non arretra il soffio del vento,
scrolla petali e foglie assopiti.
Delle ninfee, sollecitata a vagare,
sfiora i trasparenti colori,
s'intrecciano e corrono esausti,
deformano le esili dita,
inumidiscono le labbra socchiuse.
Accoglie l'acqua cupa il silenzio,
lo fascia di intimi timidi baci,
vaga il lento richiamo, eco
delle ore, ninfe irriverenti.
irradiava lo stagno
e nell'attorno rifulgevano
nella luminosa estensione
le robinie, gli iris insieme a piante rare
mentre i salici venivano carezzati dal vento.
Le ninfee fluttuavano
sulla superficie dell'acqua
nivee vergini circondate dai vibranti colori
della flora lacustre appesa al cielo
in un rispecchiarsi nei riflessi
ora gioiosi, ora quieti
a seconda delle ore
e del declinare del sole.
Miraggi incantati
esplicati del sentire dell'io
impressi su tele vergini
forgiati con tratti di grande maestria
in una sublimazione fortemente sentita
di un vivere mirabile e convergente
a contatto con quella natura.
le ninfee avvolgevano l'imbrunire .
Profondo e fuggevole
Dove prima vi era la danza del sole
allegri i salici disegnavano il vento
infinito era l'odore nel cielo .

intorno al mio tuffo bianco?
Galleggia la mia bava
-quante sono le candeline spente senza criterio?-
e un'onda stazionaria
interferisce con un'altra.
Che ci fa un pensiero grosso in uno stagno?
La risposta, tanto, è sempre a stessa.
La mano invisibile gonfia intantoil colibrì,
l'impalcatura frastagliata di tutto il limpido
ormai mostra una superficie troppo grande
per ignorare il corteggiamento
dei riflessi della boscaglia.
L'aria vicina ad ogni ninfea
è più fredda:
sai com'è, sai il perché.
Una persona sono,
dunque un'entità astratta.
E questa ne è la prova.
I tumulti sbiaditi e verdi della speranza
spirano verso l'alto
-che angeli noiosi, che diavoli annoiati-
L'urlo di pace non ferma le silenziose guerre
sotto questo velluto.
In questo atto di ribellione c'è anche la mia voce:
sono tutti quei frammenti fuori contesto;
quelli troppo accentuati
per distinguersi nello splendore
dell'affermarsi.
pari al cuore,
a me sembra appena l'altro pomeriggio, tutt'intorno terreno
marrone che non si colga - e tu udivi forse i calci delle bovine
col campanone, quelle sì verranno dopodomani ad annusare
meste cercando ognuna un profumo differente:
a me sembrano filamenti di colza o di medusa
a me danno l'impressione di margherite grosse
a me il greto di un ultimo bacio umido e rugiadoso.

Tenui colori pastello
come piccoli tratti
sfumature e assonanze di colore
sui riflessi dell'acqua trasparente.
piccoli boccioli rosa in abbozzo d'apertura
esaltano il giallo delle altre ninfee.
fiori che tremuli e carnosi
si perdono galleggiando su acque limpide.
pace di un giorno di sole
dai riverberi luminosi.
l'aroma nell'aria si perde e ti sfiora.
remoto tempo
passione antica.
pensieri annaspano tra le tonde foglie
che come piccole ceste
raccolgono stille.
sul nascente giorno rimangono come certezze.
ammorbidiscono pensierii...
Scrivo con risuoni dil cuore
tracciando parole
di emozioni suggerite.
Soffermo sui riflessi
dell'aurora i sogni
che intimiditi si celano
nei fruscii del mattino,
appena abbozzato
da quei confini intuiti.
E batte il tempo
dei ricordi ad ogni sospiro.
E narra del sorriso fortuito,
la mano sfiorata,
lo sguardo impresso
e il sussurro attratto
da labbra che lievi
baciavano l'amore.







