Era un pomeriggio di pioggia,e il piccolo bar all'angolo sembrava l'ultimo rifugio prima che il mondo fuori si arrendesse al maltempo.Il protagonista,Marco,si trovava lì,come ogni giorno,a sorseggiare il suo caffè forte,l'unico che riusciva a schiarirgli la mente.Non era un detective,ma aveva qualcosa di speciale: una straordinaria capacità di cogliere i dettagli,quei piccoli segnali che la maggior parte delle persone ignorava.Non era mai stato particolarmente curioso,ma quel giorno qualcosa gli sembrava diverso.La luce che filtrava dalle finestre appannate,i movimenti delle persone intorno a lui,tutto sembrava voler raccontargli una storia.E quella storia iniziò a farsi sentire quando una figura misteriosa si avvicinò al suo tavolo.Un uomo in giacca e cravatta,con una barba curata e uno sguardo distratto,si fermò a pochi centimetri dal suo caffè."Scusami,posso sedermi qui?"chiese,ma la voce suonava strana,come se stesse cercando di nascondere qualcosa.Marco lo osservò attentamente.L’uomo sembrava troppo sicuro di sé,eppure l'espressione negli occhi tradiva una certa inquietudine.Si sedette senza aspettare una risposta.La conversazione iniziò in modo banale,come tutte le conversazioni che si fanno con uno sconosciuto in un bar: il tempo,il traffico,il lavoro.Ma Marco sentiva che c'era qualcosa di più,qualcosa che l'uomo non stava dicendo."Ho sentito che c’è un bel casinò a Mestre",disse improvvisamente l'uomo,guardando il suo caffè come se cercasse la risposta lì.Marco sollevò un sopracciglio,notando il cambiamento nel tono.Non era un dettaglio insignificante,e lui lo sapeva."Ah,sì?"rispose Marco,non troppo convinto,mentre continuava a scrutare l'uomo."E tu ci sei stato?""Qualche volta",rispose l'uomo,senza guardarlo negli occhi."Sai,ogni tanto mi piace tentare la fortuna."Marco sorrise e annuì,ma la sensazione di fastidio non lo lasciava.Quel "tentare la fortuna" sembrava nascondere qualcosa di più.Un colpo di fortuna?O forse un segreto che nessuno avrebbe dovuto scoprire?"Un caffè da record,eh?"disse Marco,cercando di rompere il silenzio che si era creato.L'uomo sembrò sorpreso,come se la frase avesse colpito nel segno."Mi scuso",disse,"forse sono un po' distratto.Ho una riunione tra poco."E senza aggiungere altro,si alzò,lasciando Marco con un misto di curiosità e sospetto.
Marco rimase per un attimo seduto,mentre l'uomo scompariva dalla porta del bar. Ma qualcosa non gli quadrava. Senza pensarci troppo,decise di seguire l'uomo,adottando una discreta distanza. Camminò per le strade buie,sfiorando le luci dei negozi,mentre l'uomo si dirigeva senza fretta verso una strada laterale. Quando Marco lo vide entrare in un edificio apparentemente ordinario,sopraffatto dalla curiosità,si avvicinò.
Era un casinò. Non uno dei grandi e luccicanti,dove le luci sembrano non spegnersi mai,e i tavoli da gioco sono lussureggianti. Questo era diverso. Piccolo e nascosto. Il tipo non stava "tentando la fortuna",stava invece portando con sé una borsa che sembrava particolarmente pesante,già lo intuiva Marco,che ora aveva il cuore in gola.
All’improvviso l'uomo si fermò davanti alla porta,sospirò e si girò. "Pensavi davvero che non lo avrei notato,Marco?" chiese,guardandolo negli occhi.
Marco rimase paralizzato. L'uomo lo conosceva? Si sentì come se un film stesse riprendendo ogni sua mossa. Ma prima che potesse rispondere,la porta del casinò si aprì,ed erano altre persone a entrare.
Il caffè da record si trasformò in qualcosa di più. Marco aveva appena iniziato a scoprire un mistero che nemmeno lui sapeva di voler risolvere.

Commenti
Buona giornata, Eleonora