La terrazza a mare, quella sera, aveva vestito gli abiti migliori per offrire ai suoi clienti commensali un’atmosfera da sogno. Tovaglie con trine e pizzi di un candore niveo, l’immancabile candela che avrebbe collaborato all’illuminazione del tavolo e a dare quel calore non certo indispensabile per la stagione in corso, l’argenteria sapientemente ripulita che di tanto in tanto rimandava i riflessi di una luce già fievole di per se. Vanitosamente rifletteva questa immagine nelle acque del mare sottostante e, in un fantasmagorico gioco di colori, si confondeva con le luci della costiera che si specchiavano alla sua superficie. Indubbiamente una notte magica, di grandi sortilegi, dove tutto poteva succedere nella più assoluta normalità senza l’impiego di streghe e artificiosità varie. A volte, capita! A volte un grande desiderio che trova ostacoli nella vita, in una di queste sere, trova la sua realizzazione. Una realtà coi piedi per terra ma di sicuro non meno agognata. Il brusio della gente seduta ai tavolini era appena accennato, soffocato, quasi, dal timore di turbare quell’incanto e dall’attesa inconsapevole di essere li li per assistere a un evento bellissimo, fuori da canoni e schemi. E, senza rumori, senza colpi di scena entrarono i nostri protagonisti. Niente corone, niente cavalli bianchi, senza evocare applausi fecero il loro ingresso un uomo e una donna, non giovani, anzi ormai vissuti e felici di mostrare la giovinezza che c’era nei loro cuori. Lei, ancora bella e giovanile, riempiva un vestitino attillato elegante ma semplice che mostrava ancora una sinuosità del corpo invidiabile, non messa in mostra ma solo accentuata dalla predisposizione naturale della sua corporatura. Lui, quasi claudicante, teneva il braccio della sua compagna sotto al suo, ma era abbastanza evidente che fosse lei a sorreggerlo e non di certo per falso pietismo. Si avviarono al tavolo a loro predestinato e Lui, caparbiamente, in barba all’equilibrio che man mano scemava, gli stava venendo a mancare, le tirò indietro la sedia, invitandola a sedere. Di fronte alla donna, un piccolo portafiori che conteneva un mazzetto di “nontiscordardime” predisposti dall’uomo. Un lieve imbarazzo le imporporò le guance quasi fosse rimasta una studentessa liceale di primo pelo. Non durò molto, il tempo che l’uomo se ne accorgesse e con qualche battuta di spirito riportasse tutto alla normalità. Fu in quel momento che le stelle si raggrupparono in un unico nucleo, inviando la loro luce sul tavolo e ponendo il resto della sala in una penombra insignificante. E finalmente i due cominciarono a parlarsi. Non erano più la brutta copia, datata di fidanzatini di Peynet, ma solo due persone con una innata voglia di conoscersi, di scambiarsi sensazioni e pensieri inespressi nell’arco delle rispettive vite, ma che avrebbero voluto trovare ascolto, un ascolto complice e comprensivo. Troppo tardi ? L’orologio della vita correva inesorabile e loro si erano già chiesti se valesse la pena di vivere quelle emozioni proprio ora che stavano per mettere il cuore a riposo. L’attrazione dei pensieri li aveva coinvolti e avevano avuto piacere di condividersi, di apprezzarsi, di sapere che, nella vita esisteva l’incastro adatto per il proprio puzzle. Parlarono senza inibizioni e in assoluta armonia, fino a quando, lui, nelle more della discussione, divenne audace e le prese la mano. Lei lo guardò negli occhi e non ritirò la mano semmai la strinse più forte, quasi quel gesto potesse significare il sigillo di un unione. Furono risvegliati dalla luce degli astri che, avendo ritrovato la loro ricollocazione naturale nel firmamento, erano tornati a illuminare tutta la sala. Si alzarono, lui volle che portasse via con se i “Nontiscordardime” e si avviarono all’uscita che li ingoiò col suo buio. Eppure, sebbene l’alba ormai alzasse il sipario della vita, ancora….lucean le stelle !
