Avevo appena compiuto sei anni e il calendario segnava il primo ottobre quando m’ incamminai per le scalette che portano in paese, pronta ad entrare in classe la prima volta.

Tra le mani tenevo una cartella comperata apposta grande, per farla durare fino alla quinta, indossavo un grembiulino cucito da mia madre durante l’estate, uguale a quello delle mie sorelle, eravamo in tre alle elementari, io in prima, un altra in seconda e la più grande in terza.

Vivevo in un piccolo paesino di montagna dove non c’erano supermercati e in casa nemmeno i soldi per comperare un grembiulino nuovo.

Per la prima volta in paese avremmo avuto una maestra del sud d'Italia, erano i tempi di un insegnante unica, noi però ne avevamo solo mezza, perché sia la prima che la seconda avevano una maestra sola, lo stesso discorso per la terza con la quarta. Solo la quinta ne aveva una tutta per se.

La nuova insegnante si chiamava Rosa e veniva dalla Sicilia, forse da Siracusa, ma non ne sono certa perché a quei tempi, era l'unica città siciliana che noi bambini conoscevamo, e la conoscevamo bene perché vi era nata Santa Lucia che ogni anno, il 13 dicembre, ci portava i doni.

Il compito di Rosa era di insegnarci a scrivere e a leggere, ma la povera maestra non era a conoscenza che in casa e tra di noi parlavamo il dialetto, non sapeva che nelle nostre case si parlava esclusivamente in dialetto.

Oltre ai problemi elencati si trovò in classe anche Paolino il ragazzo più vivace del paese, che quando era calmo ne combinava una al giorno.

Ricordo una volta che l’insegnante si mise le mani nei capelli mentre correggeva i suoi pensierini e allarmata lo chiamò alla lavagna e gli fece leggere ad alta voce ciò che aveva scritto.

A ogni parola in dialetto gli urlava “mammalucco!” Gridava tanto forte che ancora adesso mi sembra di sentire la sua voce. Noi ridevamo come matti, senza pensare che nei giorni seguenti quelle sgridate sarebbero toccate pure a noi.

“Mammalucchi” era diventata la parola più usata in classe, ce ne siamo presi talmente tanti che per diversi anni ho creduto fosse una parola in dialetto Siciliano.

Un po’ impauriti dei suoi modi ci difendevamo come potevamo. Quando la maestra non era presente, la chiamavamo “la terrona” e lei lo sapeva, ma aveva capito che non c'era cattiveria in quella parola e ci voleva bene.

C’è voluto del tempo e tanti strilli, ma la sua costanza è stata premiata: in classe parlavamo italiano! Rosa dimenticò in fretta le difficoltà incontrate, e non perdeva occasione per vantarsi dei risultati ottenuti raccontando a tutti che con noi si trovava bene.

Sono passati molti anni, non abito più al paese, ma per quanto ne so, la maestra si è trasferita definitivamente in quel piccolo borgo di montagna.

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Profilo Autore: lucietta  

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Commenti  

Debora Casafina
# Debora Casafina 02-10-2011 15:48
Descizione davvero succestiva ed accurata di un importante traguardo di vita e di tante piccole lezioni
lucietta
# lucietta 02-10-2011 22:38
Grazie Del commento Debora

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