Era alta laico-bianca
Di fregata caravella.
Questo è ciò che rimane di una poesia che mi è apparsa in sogno. Io l’ho vista nella sua stesura a versi sciolti ma regolari nella metrica, iniziava con le cartine stilizzate dei 6 continenti, a cominciare dall’Europa e chiudendo con l’Antartide, c’erano tutti, bene in vista, ma ricordo solo queste parole che sul momento erano chiarissime, le ripetevo nel sogno stesso spaventato dall’idea di non ricordarle al risveglio, come un bambino ripete a memoria le parole della commissione della mamma, latte, zucchero, pane e mortadella, così le ripetevo io, poi al mattino è apparsa in tutta la sua drammaticità la pena di quelle parole, il non senso di quel sogno affascinante, l’inutilità di quelle 7 parole messe lì come beffarda illusione.
Allora ho riflettuto sul sogno e sul suo contenuto e sono arrivato alla conclusione che ci vorrebbe una forza misteriosa per inviare subito dal sogno alla realtà una mail veloce, pronta e chiara, una stampa degli scritti che sogniamo, un riversare subito al mattino quello che il sogno benedetto notturno ci regala ogni notte: con dolore ho appurato che non si può, e forse è meglio cosi. Che i sogni rimangano tali e la realtà segua il suo corso. Rimane come sulla lavagna di un’aula scolastica delle elementari quel grumolo di 7 parole senza senso, come senza senso sono stato io quando mi sono svegliato dal sogno bellissimo che mi ha lasciato sulla bocca un sapore amaro di cose perdute.
Di fregata caravella.
Questo è ciò che rimane di una poesia che mi è apparsa in sogno. Io l’ho vista nella sua stesura a versi sciolti ma regolari nella metrica, iniziava con le cartine stilizzate dei 6 continenti, a cominciare dall’Europa e chiudendo con l’Antartide, c’erano tutti, bene in vista, ma ricordo solo queste parole che sul momento erano chiarissime, le ripetevo nel sogno stesso spaventato dall’idea di non ricordarle al risveglio, come un bambino ripete a memoria le parole della commissione della mamma, latte, zucchero, pane e mortadella, così le ripetevo io, poi al mattino è apparsa in tutta la sua drammaticità la pena di quelle parole, il non senso di quel sogno affascinante, l’inutilità di quelle 7 parole messe lì come beffarda illusione.
Allora ho riflettuto sul sogno e sul suo contenuto e sono arrivato alla conclusione che ci vorrebbe una forza misteriosa per inviare subito dal sogno alla realtà una mail veloce, pronta e chiara, una stampa degli scritti che sogniamo, un riversare subito al mattino quello che il sogno benedetto notturno ci regala ogni notte: con dolore ho appurato che non si può, e forse è meglio cosi. Che i sogni rimangano tali e la realtà segua il suo corso. Rimane come sulla lavagna di un’aula scolastica delle elementari quel grumolo di 7 parole senza senso, come senza senso sono stato io quando mi sono svegliato dal sogno bellissimo che mi ha lasciato sulla bocca un sapore amaro di cose perdute.

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