Questo racconto che vi propongo ha vinto il concorso Parole in corsa nel 2006.
 
Percezioni viaggianti
 
   Toxicity dei Sistem Of a Down iniziava dolcemente nelle cuffie. Andai a sedermi e chiusi gli occhi. Mancava ancora un po’ per la mia fermata, così mi lasciai andare ed entrai in un leggero torpore…
   Estella mi apparve invecchiata di colpo. Piangeva, supplicava. M’insultava. - Bastardo! - strillava. Provai a spiegarle la verità, che non c’era nessun’altra. Il mio spagnolo era limpido e fluente. Io non conosco lo spagnolo! Lei mi urlava – Paco, fra un mese ci sposiamo, capisci? – Io non ho mai visto questa donna, eppure…Le dissi, nel modo più delicato possibile, che l’unica cosa che m’impediva di sposarla era il tumore ai polmoni che mi era stato diagnosticato. Ero già all’ultimo stadio e non mi restavano che poche settimane. Volevo che mi ricordasse come nei momenti più belli trascorsi insieme e, soprattutto, non volevo che diventasse sposa e vedova in pochi giorni. Me ne andai senza aggiungere altro, mentre lei mi urlava che avrebbe preferito avessi avuto un amante, che avrebbe voluto essermi vicino fino al mio ultimo respiro. Erano tante le cose che volevo ancora dirle, ma ora tutto era diventato improvvisamente un ricordo. Come posso rispondere ad un ricordo?
   Mi trovavo in una stanza d’ospedale. Il mio corpo era pieno di tubi e respiravo sempre più a fatica. Avevo la sensazione di soffrire da troppo tempo. Smettere fu una liberazione. Mi sentii risucchiare, non saprei dire dove. L’unica cosa certa era che non soffrivo più. Sentivo qualcosa trascinarmi via sempre più in fretta in un turbinio di emozioni e luci fino a ritrovarmi in un tunnel lungo e buio. Nulla si crea e nulla si distrugge. Tutto mi girava intorno eppure non vedevo niente. Toxicity era sempre più incalzante. Nulla si crea e nulla si distrugge. Pensieri non miei continuavano a ripetersi nella mia mente.  Avevo un corpo? Avevo una mente?
   Improvvisamente mi fu tutto chiaro. Se avessi avuto dei riferimenti temporali avrei giurato che quella percezione di comprensione così totale fosse durata non più di un attimo, ma il tempo non esisteva. Poi un flash accecante e mi ritrovai in un liquido.
   Ero in un posto buio ma rassicurante, caldo. Più in alto, appena sopra la mia testa, c’era un punto di luce verso il quale mi sentivo sempre più attratto. Fu allora che dimenticai chi ero. Dimenticai Estella. Dimenticai tutte le vite che avevo vissuto. Dentro di me sentivo solo una voce che ripeteva – Se è femmina la chiamiamo Rebecca. – Quel punto di luce era sempre più grande. Mi sentivo sempre più attratto verso quella luce che divenne sempre più grande ed accecante. Io avrei voluto restare lì, ma accadde. Mi ritrovai immerso in quella luce. Sentivo forte un grande senso di amore intorno a me pur non comprendendo a pieno il significato di quella sensazione. Qualcosa di invisibile mi entrava dentro. Avevo freddo. Iniziai a piangere e a respirare.
   - E’ un maschio! - …
   Mi scusi senior. – una voce dal forte accento spagnolo mi chiede, toccandomi leggermente la spalla con una mano, se la prossima fermata è Spagna. Io torno ad essere Luca. Torno ad essere sulla Metro A di Roma. Per un attimo resto sorpreso, confuso. Le rispondo claro que si, in perfetto spagnolo prima di riconoscere il volto di Estella. E’ lei, non c’è dubbio, solo che in qualche modo è molto più giovane, rilassata. – Paco, vamos. - dice rivolgendosi al suo ragazzo. La fisso intensamente. Mi viene istintivo farle gli auguri, ma non so perché. Lei ricambia lo sguardo sorpresa. - Non sono mica incinta! - dice sorridendo. Io mi scuso con lei per la gaffe. Ma lei, tra lo stupore di Paco, aggiunge che si sono appena trasferiti in Italia e che si sarebbero sposati il prossimo anno. Volevano tanto una femmina. - La chiameremo Rebecca. - aggiunge.
   Ci salutiamo. Io le lascio un mio biglietto da visita.
   Sono un ginecologo, spiego loro, non si sa mai. La Metro chiude le porte alle loro spalle e riparte.
   Il repeat dell’I Pod riprende il brano dei Sistem Of Down ma io, ancora confuso, lo spengo e scendo alla fermata dopo, come ogni mattina.
 
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Profilo Autore: Renato Dentice d'Accadia  

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Commenti  

Renato Dentice d'Accadia
+1 # Renato Dentice d'Accadia 15-11-2013 10:45
Buona lettura e buon fine settimana a tutti.
:lol:

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