fan da cornice al suo viso
pulito, pacato…un cielo
Cammina e avanza nei suoi anni
confondendo le fasi delle sue stagioni
Occhi fanciulleschi meravigliati d’incanto
di tanta bellezza del creato...e ne gode
Percorre senza meta accarezzando
quella terra boschiva che profuma
di vita, di ricordi ...visioni
Nelle tasche dei colori…saranno fiori
Lei semina per i boschi granelli
nel baratto tra natura e uomo
creando in simbiosi
la prossima primavera.

nerissimo e sfuggente
che vibri fra i germogli
del mio tiepido cortile;
il gatto che ti fissa
non riesce a ricordare
il tempo che ti ha visto
volare come adesso.
Ov’eri quando inverno
tristissimo e potente
chiudeva con le nubi
i monti e le campagne,
o quando della pioggia
irascibile o serena
le strade impaurite
accettavano le gocce?
Ov’eri calabrone
il giorno che son nato,
e dimmi:
ove sarai
nel giorno della morte.
Darsi un appuntamento?
Forse si ma dove non,
si saprà mai!
Il segreto è parte di noi,
ogni tanto tutti
sognar sappiamo
senza segreti.
Il silenzio al tram,
sembra d’allegria
dove tutto si sente
festeggiare.
Appuntamenti?
No nessun appuntamento,
al tram ne per amore e
ne con gli amici averlo.
Appuntamento con me,
stesso e poesie scrivere
senza alcun problema
avere.
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Prefazione
Questa poesia farà parte del concorso
su tavolo doloranti
sospesi aspettano altro
caldo tepore alcolico
gettato a morir
in gola,
tenue luci
lumeggiano la
tenebra del cuore
al Bar dei Balordi
incrocio, snodo
ad alta gradazione
angoscioso svilire
in serate al neon
velate di zolfo.
Ognun cerca
il delirio con
quel che possiede
musicava un
francese solitario,
e crollan distrutti
corpi femminili
venduti nei bagni
voglie perdute
nel rivolo sordido
di un sciacquone.
Tra bicchieri
incrostati di memorie
ultime gocce JD
battono come
tamburo un
assordante suono
sul timpano
del passato,
buttando a terra
un corpo
nella dolorosa
polvere, allucinante
serata di
uomo bonsai
al Bar dei Balordi.
che solea arpionar distorto,
l'acume d'uno sguardo
e il vacillar contorto
che petto di signora infonde
sull'arcano il fiato del pressar
che mantice parea quel seno.
Prosperosa era la donna
il divincolar quei fianchi a mulinello
ed i nastrini sulla coscia
mostrati ad arte dallo spacco della gonna.
Eppure dignitoso stava ritto,
l'uomo, beltà ammirava,
il volto fisso, tra lo stocco e il surgelato
quel corpetto di signora rimirava,
e di coraggio che si armò
chiedendo...
mia signora
quale onore alla mia vista
che tanto ammiro e mi degno ringraziare
lei,
per cotanta magnifica beltà
come potrei contraccambiare,
mi sia consentito il dire...
si figuri che a me la sua insolenza
appaga è con piacere che mi spassa,
basta far due passi allor
che chiamo la badessa
di solito è lei che fa gli onori e batte cassa.
Sembrava così assente
con quello sguardo vuoto...
Provai a rispecchiare
un mio pensiero,
ma quel vuoto era
impenetrabile.
Aveva perso, capii,
anche la sua dolce voce,
nel tentativo vano struggente
... di richiamare a sé….
provai a sentire l'eco
per poter udire la speranza,
ma oramai
silenzio da brivido
regnava intorno...come non mai.
Cercai di sorreggerlo
un corpo stanco e martoriato,
portava nei secoli i segni
di un cammino assai tormentato.
Mi svelò con un ultimo triste sospiro
la sua identità
e nell'atroce solitudine
si dissolse nell'eternità.
Era il raccoglitore di anime pure.
Anche la donna cannone
ha avuto le sue storie
cosi cantava Francesco De Gregori
per poi pensare alla balena Moby Dick
di Banco del Mutuo Soccorso
le loro storie come Elio e le Storie Tese
della Donna Cannolo e del "ce famo du spaghi"
come il suono di una sirena di 100 Kg
che mangia noccioline
per digerire!
E' venuta cosi questa filastrocca
non so chiudere con la rima
che nessuna me la tocchi!
E arrivasti Tu-bestia nei secoli tentatore
nel cuor della notte, nero e vile sei, quanta fretta.
L'ultimo desiderio vi concedo dicesti tu, traditore,
prima di prendere -ciò che mi spetta.
Abbracciami adesso, abbracciami amore eterno,
stringi il corpo mio, avido e affamato, e ferma il tremolio.
Infiamma la pelle infreddolita in questo maledetto inverno
rinasci dentro di me, sussurando per sempre... e grida addio.
Baciami tutta, prendimi forte dolce amore
e sul mio corpo disegna baciando, sentieri profondi del male.
Tanto ti desidera il mio essere, l'anima e il mio cuore
infinita la voglia di fare amore, nell' ora finale.
Come un bicchiere di cristallo lucente
prendi il mio corpo e bevimi tutta, non ti fermare
fin che non scorgi il fondo splendente
fino all'ultima goccia, non lasciarmi andare.
La candela si sta consumando pianino...
come la vita, anima mia ...resta vicino.
Non volete aspettare l'alba, vedere i colori?
chiese il tentatore....ridendo?
Nell'ultimo desiderio di vivere la notte nel nostro amore stupendo
che valse la vita intera, ci siamo bruciati....anche gli occhi.
Biondi capelli anni cinquanta
Forme abbondanti
Maglietta aderente rosa inguardabile
Un paralume verde smeraldo la gonna
scarpe rosse con tacchi assassini
Stupore per quei colori così strapazzati
La borsetta non l'ho notata e chissà com'era
Non avevo più spazi mentali per sbalordire
Ancheggiavi sulle strisce pedonali
red carpet di un film d'annata
mix di Marilyn e Anita
La tua apparizione un'istantanea di Dolci Vite finite
Mi sei passata d'avanti nel caldo feroce
Io ferma al semaforo...uno dei tanti
nella mia fretta frenata dal rosso
Alle tue spalle l'ingresso di Cinecittà
Forse eri uscita da quella vecchia magia
Io stupefatta tra te e quei cancelli
Poi....mia Jessica Rabbit ti sei dissolta
dietro un colpo di clacson impaziente






