suona a martello la campana dalla torre
mentre torna in cassetta un fardello d'ossa
e un'altra storia da ricomporre
un soldato caduto lontano al fronte
picchetto d’onore
bandiere e lacrime in piazza
lucida la stele per l’occasione
i nomi dei martiri sulla bocca
di ruggine il cannone
innalza incenso il prete
all’altare della patria
più in alto il signore
con la fascia tricolore
petto in fuori per la cerimonia
in volo piccioni di guano
senza gloria
mentre piange il bambino
ordina in riga l’ufficiale
accompagnando il sacrestano
alle note d’organo
la marcia militare
tuona lassù il campanone
vibra sulla valle
e chiama
ma quante greggi scannate dalla guerra
non tornano stasera all’ovile
son rimaste su filo spinato
le braccia spezzate
le carni divise
a quel dio che scappa sulle fosse
al fumo di nebbia qui a novembre
a mia nonna eroica donna
io chino la testa
mai abbassando lo sguardo
perché porto il sangue
sacro
se nessuna terra
nessun marmo
potranno mai contenere
il sacrificio dei caduti
invano
continua l’odio
continuano a sparare
questo è un mondo
degno dell’uomo animale
stragi genocidi guerre
in nome della ragione di stato
finita la cerimonia del soldato
riportato a casa
con tutti gli onori dal sindaco
vescovo prefetto e questore
militari e truppa e compagnia bella
poi tana libera tutti
al ben noto ristorante
dove contano altre stelle
mentre torna in cassetta un fardello d'ossa
e un'altra storia da ricomporre
un soldato caduto lontano al fronte
picchetto d’onore
bandiere e lacrime in piazza
lucida la stele per l’occasione
i nomi dei martiri sulla bocca
di ruggine il cannone
innalza incenso il prete
all’altare della patria
più in alto il signore
con la fascia tricolore
petto in fuori per la cerimonia
in volo piccioni di guano
senza gloria
mentre piange il bambino
ordina in riga l’ufficiale
accompagnando il sacrestano
alle note d’organo
la marcia militare
tuona lassù il campanone
vibra sulla valle
e chiama
ma quante greggi scannate dalla guerra
non tornano stasera all’ovile
son rimaste su filo spinato
le braccia spezzate
le carni divise
a quel dio che scappa sulle fosse
al fumo di nebbia qui a novembre
a mia nonna eroica donna
io chino la testa
mai abbassando lo sguardo
perché porto il sangue
sacro
se nessuna terra
nessun marmo
potranno mai contenere
il sacrificio dei caduti
invano
continua l’odio
continuano a sparare
questo è un mondo
degno dell’uomo animale
stragi genocidi guerre
in nome della ragione di stato
finita la cerimonia del soldato
riportato a casa
con tutti gli onori dal sindaco
vescovo prefetto e questore
militari e truppa e compagnia bella
poi tana libera tutti
al ben noto ristorante
dove contano altre stelle
