Ti affido trepidante
i miei sogni di Icaro stanco,
stupenda viaggiatrice che turbi
galattiche immaginazioni;
va’, tu che puoi e che torni,
cercami Dio nei silenzi cosmici
e, come cometa, narragli di noi
soprannominati uomini,
sempre più ricchi di angoscia
e sempre più soli
ad ogni tuo giro di boa.
Ecco, tu passi
a ricordare
che non dovrà svanire,
come scia impalpabile,
la nostra vita.
