Iperbole accesa
su specchi di rugiada,
incroci di cielo
ad un gomitolo di labbra
ed io rincaso da un luccicar
su zattere di vento,
sirene son le stelle,
poesie appuntate
fra le aurore del risveglio.
E la notte
è un naufragar di ciglia,
battito di biglia
che il giorno intreccia
di cuore e d’orizzonti,
frastuon di papaveri ritorna
nell’inquietudine del vespro:
a scrivermi è il tempo,
mercante di un silenzio
che abita il mio eco.
