
Violetto fresco della prima ora
La punta del naso punge.
Viluppo senza capo,
foresta nera. Alti fusti
solo lunghi colli a testa china,
appaiono i lampioni in fila.
Accigliati occhi di musi di macchina
S’intravedono nella nebbia turchina.
E tutto il mondo s’intruppa intorpidito,
mentre le scarpe si guarda, cammina.
Ma quando il caldo amico
S’appresta, tutto s’allieta.
Sarà gran festa!
Ecco il lieve raggio
Già la brina discioglie.
Col popolo romano è venuto a festeggiare!
Lo vedono allegro, saltella fra i vicoletti:
sveglia subito imbronciati sanpietrini,
carezza le rosee gote dei bambini,
alza in su il riso dell’artigiano di monili.
E il mercato ha preso fiato, alle nove del mattino:
A Campo de’ Fiori s’ode gran festa.
Anche il Tevere è adornato
Veste riflessi smeraldi e luccichio
E s’appresta il popolo ad ammirarne il vestio.
E fino al crepuscolo giocherà col sole
A cambiare e ricambiare colore.
Da Trilussa m’alzo, a Ponte Sisto m’affaccio
È primo crepuscolo. E così m’accieco:
Il denso arancio del fiume s’espande al cielo.
Come una bimba adornata si stende,
vanitosa Roma incantata, per farsi ammirare.
Sua Maestà, gira il collo prezioso
Ammicca al passante smanioso
Ed è un attimo, lo fa innamorare

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