Chissà dove vanno d’estate gli arcobaleni
quando qui tutto si tinge
di giallo e di nero e
tu invadi la corsia
dei miei desideri
come fanno le trebbie
quando hanno finito di mietere.
Effluvio di fieno
ed effigie di fior di granato e viole,
le giornate si allungano
come le mie mani su te
che resti a guardarmi restia
per le cavolate che dico
mentre gravito greve sulle gravità
delle tue attrazioni.
Ci siamo disegnati a memoria,
con i cuori aperti
e gli occhi in gola,
oggi che siamo più felici di un’idea
e la distanza non è più confine.

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