Non mi resta che tacere
se d'amore devo dire,
solo gli occhi han l'ardire
di guardare nel braciere.
Sono cieca nel deserto
tra pindariche paure,
sulle gote rosse arsure
ed il cuore fa concerto.
La mia bocca sigillata
si deforma in un sorriso
nello scorgere quel viso:
la sua immagine perlata.
Mangio sabbia, bevo neve
mentre danzo nei suoi occhi
sotto il ritmo dei rintocchi
senza tempo: suono lieve.
Se d'amore devo dire
non mi resta che il suo nome
sette note, dolci crome.
Vivo dentro il suo gioire.
Ma l'amor non si descrive
scorre nudo sulla pelle
tra due anime gemelle.
Fondo mare senza rive.
Amaro è stato non capire,
il perché del tuo andare via.
Amari sono stati i giorni,
in cui ho cercato una ragione
che recasse senso alla tua scelta
e portasse un po’ di pace
al mio dolore.
Amaro perdere la speranza,
di rivederti ancora.
Amaro e dolce,
dolce e amaro, oggi!
Oggi, che mi trovo a camminare,
tra i vicoli e case di montagna,
perché avevo voglia d’aria fresca.
Amaro e dolce,
dolce e amaro, incontrarti qui!
Ti guardo
e tu mi guardi.
Hai il viso stanco e magro
che sorride, ma quasi piange.
Ora so che sei scappata,
perché io non soffrissi
per il tuo male.
Amaro chiederti come stai.
Dolce sentire che ce la farai.
Bello è il calore del camino,
mentre ci abbracciamo,
come nella foto
che hai appesa alla parete.
Dolce asciugare le tue lacrime
e sentire il tuo silenzio
chiedermi di restare.
Dolce ti rispondo,
e dolce ti abbandoni
tra le braccia dell’amore.
Senti amore
Da tempo mi interrogo
su come si scrive una poesia d'amore.
All'amore non ho molto da dare,
e credo che il sentimento sia reciproco:
di quei momenti soliti da film, da romanzo,
da fiori e cioccolata, io
non ne so proprio niente.
Eppure, una poesia
all'amore
gliela vorrei dedicare.
Parlerei di quei volti di panna
che ho tenuto con le mie mani
temendo di smontarli con il mio sudore,
Parlerei delle pulsioni,
quelle più tenaci
che ti fanno muovere intorno al mondo
per quell'abbraccio,
E infine, con qualche similitudine
e qualche enjambement
parlerei di come svanisce all'improvviso
come le decorazioni di San Valentino
il quindici febbraio.
Da tempo mi interrogo
su come si scrive una poesia d'amore.
Non credo lo capirò mai.
scuro di alghe e lattine spiaggiate,
un carnevale di vetri spezzati,
cartapesta fradicia in gole di sabbia.
Sbuffano i vecchi tra i carri in ritardo,
tra maschere stinte di trucco disfatto,
grida di carta strappata nel buio,
risa impastate di pioggia e di fumo.
Ti cerco tra i coriandoli umidi,
tra il tanfo dolciastro dei fritti rancidi,
tra le ombre slabbrate sul lungomare
e il vuoto imbrattato di stelle cadute.
Ma restano solo le mani nel freddo,
le bocche di pesce che sbiancano in spiaggia,
la vela stracciata all’orizzonte marcio—
sgorbio di tela su un cielo malato.
E tu ci consideri un'opera. Perché?
mi fermo a riflettere
sulla bellezza di amarci
oltre le parole
nelle piccole cose
in un caffè condiviso
in un silenzio colmo di brio
San Valentino
un giorno di emozioni
un canto di vite intrecciate
un invito a meditare
sulle sfumature dell'amore
che ci abita
che ci libera
che ci lascia
con la sola eco
della sua presenza
Ogni sguardo
è un lampo di esistenza
una fiamma che insegue
l'onda di un mare
calmo e profondo
Ogni lacrima
porta luce
in questo cammino
dove siamo tutti cercatori
di quell'amore eterno
pronti a scoprire
il potere di un cuore
capace di dare e ricevere
senza confini
non sapevo amare,
è successo per caso,
o così mi piace pensare.
E’ nato lentamente,
giorno dopo giorno,
dai tuoi sguardi intensi,
dal tuo sospiro profondo,
dal richiamo dei tuoi sensi.
È bastato un bacio, poi,
per farlo sbocciare,
gli occhi socchiusi,
le labbra voluttuose,
il mondo lentamente che scompare
portando via con sé suoni e parole.
I nostri cuori che sussultano
Le nostre menti che vacillano
Ho conosciuto l'amore,
aveva i tuoi occhi
e gli ho dato il tuo nome,
aveva il tuo volto
e gli ho dato il mio cuore,
è bastato un bacio poi
un bacio appena. . .
per farlo sbocciare.
la puntina
come tra le rughe
del tuo viso
la nostra canzone
ricarico la molla
provo ancora
salta il braccio
che ti teneva
sulla pista
e come danzava
la bella statuina
così stretta
ora sul piatto del grammofono
le stesse lacrime
di quella notte d’innamorati
sul palco quattro disgraziati
a far solo rumore
ma dentro
suonava a tempo
l’amore
in quegli anni,
delle nostre pazzie
giovani e innamorati.
Festeggiavamo il nostro amore
a San Valentino
ogni anno.
Quanti anni son passati,
quanti anni ti ho aspettato
quanti anni i nostri pensieri
si sono incrociati,
quanti San Valentino
senza saper niente di te,
senza vederti,
senza sentirti,
ma se chiudevo gli occhi
ti parlavo,
ti vedevo,
ti baciavo,
eri sempre con me.
Poi,
altra vita,
altro destino
il tuo auguri e il mio
sono rimasti impressi nei nostri cuori.
Oltre mezzo secolo è passato,
i nostri capelli sono bianchi,
il nostro amore
è come quello dei vent'anni.
Non sappiamo quanto ci resterà di tempo,
quanti San Valentino potremo festeggiare,
ma sarà ogni giorno, ogni attimo
della nostra vita
il nostro San Valentino.,
oggi come ieri..









