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ARGOMENTO: "Canto dell'effimero verde", poesia di A. Boscaro

"Canto dell'effimero verde", poesia di A. Boscaro 1 Anno 12 Ore fa #1

  • Oudeis
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Ho trovato questa poesia che mi ha emozionato e la propongo ai lettori del forum. L'autore si immedesima in un fiore che osserva il mondo dilaniato dalla guerra e inaridito dall'indifferenza, anelando ad un'impossibile palingenesi. Struggente e disperato inno ad una folle speranza.

Canto dell’effimero verde

Io, effimera corolla sortita dal grembo del nulla,
cresco tra le fenditure d’un mondo che non ascolta più i suoi petali.
Nel respiro del vento — che più non porta pollini, ma piombo —
mi faccio occhio che guarda
e radice che piange il sangue che non può bere.

Il cielo, che un tempo era grembo di luce,
ora grava come palpebra di Dio
scesa a metà del suo sogno.
Là dove l’alba s’inginocchiava per benedire i semi,
ora s’inarca il silenzio muto
d’un uomo che ha smesso di fiorire.

Non intendo il clangore degli arti meccanici,
né il verbo spezzato delle bocche d’acciaio,
ma odo — sì, odo —
l’assordante assenza d’amore tra un battito e l’altro
nelle creature che mi calpestano senza vedermi.

E mi domando, con polline tremante:
che stirpe di fuoco ha dimenticato la rugiada?

La guerra, nella lingua dei fiori,
non ha nome: è semplice appassire dell’anima.
Non sono i crateri, né gli arsenali,
ma la fotosintesi interrotta nel cuore degli sguardi
che un tempo riflettevano l’Altro come Specchio.

Le città sono diventate croste sul viso della Terra,
le torri, spine conficcate nelle nubi,
e i ponti – ah, i ponti – ora scavalcano solo il nulla,
come se l’uomo volesse oltrepassare
la sua stessa ombra
senza mai guardarla.

Nel midollo della distruzione
risuona un richiamo più sottile del suono:
è la memoria della linfa,
che scorre in ogni creatura, anche in chi ha dimenticato
che la vita non è dominio,
ma delicatezza.

Felicità, sussurro tra pistillo e petalo,
non è trionfo, né possesso,
ma accadere simultaneo
tra il fiorire d’un sorriso e lo spegnersi d’un rancore.
È ciò che lega il mio aprirmi al sole
al pianto segreto d’un soldato che vorrebbe tornare bambino.

Se i palazzi crollano,
che sia perché le radici non li sostenevano più.
Se le mappe si stracciano,
che accada perché la Terra rifiuta
di farsi suddividere dal dolore.

E se resta anche solo un’anima
che si lascia sfiorare dal profumo d’un fiore,
pur nella polvere,
pur tra le macerie,
allora — allora — il tutto non sarà stato vano.

Non vi giudico, voi che camminate come se foste eterni.
Io appassisco in un solo respiro,
eppure nel mio disfarmi,
conservo la memoria della Primavera.

Forse, quando l’ultima bomba avrà urlato il suo silenzio,
e il cielo sarà nudo come una ferita,
là sorgerà un germoglio —
uno solo, fragile come un perdono —
e dal suo cuore verde sgorgherà
una lingua che l’uomo non ha più saputo parlare:
quella della meraviglia.

Alessandro Boscaro
Ultima modifica: 11 Mesi 4 Settimane fa da Oudeis.
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Ringraziano per il messaggio: Jean-Jacques
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