Se carezzo un verme, questo dice nulla ma fa rampa
dell'affetto, per salire a tribunale, sapendo la terra
un luogo da digerire, si colloca nel processo che sta
alla base delle passeggiate, la pavimentazione terrestre
che segue all'intestino, che placa l'attrazione, ponendo
che il basso inizia dove si scende, sotto un tappeto
dal motivo organico, centro tavola sul quale si consuma
l'epoca, che resiste sino a diventare altra, dopo cena
quando al telefono posso dire che ci sono, ma subito
se aspettare vale ancora a curarsi dell'aspetto: se l'humus
dice che sei bello, che va bene, sei similitudine del resto
che ti sopravvive: l'astuccio dei brillantini, il protocollo
dei vivi, la testa del caprone che veglia sul corso d'acqua,
le televisioni, le antenne quasi cristiane, le fissioni,
le gatte sulla rete ed il cadavere che conquisteranno
dove il like appare sincrono alla somma dei secondi
che istituisce la morte. Una volta alla settimana, al Po
appare una nuova carcassa: la si bastona un poco
ma subito dopo prevale l'affetto, lo scatto rituale
la danza sulla suoneria Samsung - Ringing to you
che evoca la plastica, lo stato della paralisi,
la carezza arrestata sull'anello che muove sul mondo
la sua rotazione, il venire a modo – se no nulla –
- Andrea Leonessa, Eauthanatoproxypera, Poesia 2.0, s. l., 2015