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ARGOMENTO: LEGGENDO “H2O” DI PIERLUIGI CAPPELLO

LEGGENDO “H2O” DI PIERLUIGI CAPPELLO 8 Anni 8 Mesi fa #1

  • fintipa2
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"Due atomi di idrogeno e uno di ossigeno
e dentro tanta musica fuggita dalla tabella degli elementi".


Non avrei mai pensato alla tavola periodica come ad un’ orchestra. L’idea che fosse una poesia era venuta a Primo Levi, uno che di lettere e chimica -senza confonderla con la più familiare alchimia-, ne capiva davvero e dunque da qui alla musica il passo è breve. Qui, come altrove però quando si legge Cappello siamo in presenza di universi che si aprono all’improvviso, rimanendone disorientati. Due atomi d’idrogeno e uno di ossigeno dunque, costituiscono un brano, una fuga come nelle migliori tradizioni bachiane, a cui concorrono tutti gli altri elementi, ciascuno dalla sua sedia, nella sua riga assegnata da Mendeleev. Una musica grandiosa capace di esprimere una molecola semplice con cui rivestire 3\4 della crosta terrestre ed essere orgogliosi di fiumi e cascate fragorose, laghi alpestri di celestiale calma, ma anche profondità abissali dove vita inimmaginabile sulla terra prende consistenza di luce.
La polifonia d’acqua è un’inesauribile culla di ogni forma di vita, dove tutto ha sempre inizio compreso l’uomo. La terra intera recita dunque l’epopea di una molecola tra le più semplici, ma nello stesso tempo virtuosissima, acida e basica nello stesso tempo e nella identica misura, termine di confronto con ogni altro tipo di sostanza.
Che qui tra questi scanni in fila, tutto sia possibile è fin troppo evidente, gli orchestranti differiscono l’uno dall’altro per un’inezia di protone che però invera il miracolo della trasformazione della quantità in qualità e dunque dà ragione a chi in tempi non sospetti ne scoprì il potere immenso affidandolo alla necessità. Ciò non toglie che altro sia possibile, qualcosa che sfugge e distrugge l’ordine delle leggi, perché sembra uscire più di ogni altro dal nulla e dunque ha più titolo a chiamarsi creazione, soffio di logos sempre all’opera nella testa dei poeti, dannati e creatori nello stesso tempo nel proporre altro che obbedisca a simmetrie imprevedibili, analogie, metafore che all’improvviso aprono squarci di bellezza inestimabile.
Eh si, niente si poteva prevedere a partire dagli elementi sul crepitio, una disarmonia di rumore che solo un direttore d’orchestra è capace di cogliere. Il suo orecchio è un mistero per come vi si adattino le note e producano bellezza gratificante, esaltante, trascinante, tutto forse riassumibile in qualche stampo che ci portiamo dentro senza saperlo, ma che ci fa piacere riempire con le note giuste al posto giusto.

"È anche possibile che tutto si risolva
in un crepitio di particelle,"

dice il poeta mettendo in campo ciò che apparentemente non è al posto giusto ma che invece sembra venir fuori dalle visceri della casualità per accarezzare la sensibilità stessa del poeta

"un rumore di fondo,
e l’allegria del torrente, il nervo ballerino dell’acqua
intorno al fiasco messo a rinfrescare, perfino la tua manina
immersa fino al polso e chiusa controcorrente
in un tripudio di bollicine mentre aspetto tuo padre
siano solo minuscole esplosioni senza senso né giubilo
radianti neanche un brusio e catturate dal buio.…"

Il disegno complessivo della bellezza è dunque mancante senza l’apporto di questa creatura e oggettivamente niente può ricondurre a ciò che egli vede e sente. Ma l’universo diventa assai più ricco in sua presenza anche se paradossalmente quasi per nulla perturbato dal suo passaggio come da quello di qualsiasi altro si aggiunga allo scrosciare infinito della creazione, non solo d’acqua.

"E tu, adesso, allora e domani
l’aggiunta che non perturba lo scrosciare senza fine."

(H2O è in STATO DI QUIETE, Pierluigi Cappello, Poesie 2010-16. BUR-Rizzoli)
L\'Amministratore ha disattivato l\'accesso in scrittura al pubblico.
Ringraziano per il messaggio: Admin-Enzo*, Silvana Montarello*
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