Riprendo il tema della discussione citando per la sua valenza un famoso discorso: il fanciullino (1897) di Pascoli:
“Nell'uomo, anche negli uomini adulti, è nascosto un fanciullino che non solo ha brividi... ma lagrime ancora e tripudi suoi. Un fanciullino che ci insegna a guardare le cose dentro e fuori di noi
e a nominarle con occhi e parole di poesia”.
La poesia è la voce del fanciullino nascosto in noi, l'unica capace dei vedere il lato nascosto delle cose che un adulto non vede; in special modo nella quotidianità che rende l'uomo succube della normalità, rendendolo schiavo della consuetudine.
Dice ancora Pascoli: “ Poesia è trovare nelle cose, il loro sorriso e la loro lagrima; e ciò si fa da due occhi infantili che guardano semplicemente e serenamente tra l'oscuro tumulto della nostra anima”.
Da ciò si evince che il poeta rimane tale perché non è altro fuori da se stesso e non sarà mai un politico o altro, pur essendo ispiratore di buoni principi civili e umani.
Questo il pensiero di Pascoli...e tanto insegna anche a me che non sono nessuno.
Buona poesia amici autori, buona poesia sempre.
In finale permettetemi di aggiungere questa lirica di A. Palazzeschi di inizio novecento che ribadisce l'io poetico e la sua libera forza:
Testo di Lasciatemi divertire (canzonetta)
Tri, tri tri
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.
Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.
Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!
Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche.
Sono la mia passione.
Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!
Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la… spazzatura
delle altre poesie.
Bubububu,
fufufufu,
Friù!
Friù!
Se d’un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?
Bilobilobiobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù,
U.
Non è vero che non voglion dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire…
come quando uno si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.
Aaaaa!
Eeeee!
liii!
Qoooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!
Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con cosi poco
tenere alimentato
un sì gran fuoco?
Huisc… Huiusc…
Huisciu… sciu sciu,
Sciukoku… Koku koku,
Sciu
ko
ku.
Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate in giapponese.
Abi, alì, alarì.
Riririri!
Ri.
Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi, è bene che non lo finisca,
il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.
Labala
falala
falala
eppoi lala…
e lala, lalalalala lalala.
Certo è un azzardo un po’ forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì,
a tutte le porte.
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano più nulla
dai poeti:
e lasciatemi divertire!