In città, seduto al tavolino d'un caffè
verso fiumi di parole, ad anonimi interlocutori
a cui di me non importa niente.
Persone solo di passaggio, anime che non sfiorano la mia.
Osservano soppesano, giudicano restando fermi
su i loro stalli.
Eppure sono qua davanti a loro, i miei occhi lasciano vedere la tempesta profonda che mi strappa .
Bevo lento il mio caffè, lo assaporo, ne godo l'aroma , tra un discernere e un dire, mi scorre
dentro come lava , brucia l'anima e la completa.
S'alza il vento , che con folate leggere porta mulinelli di foglie ingiallite, l'autunno ormai prossimo e' greve, ti affonda colpi come a risvegliarti dal tuo imminente letargo che giungerà.
E loro non s'accorgono di nulla, non sentono neppure il freddo che inizia a penetrare tra le trame del giaccone di tweed.
noviuovinuovi....ripete una musica da lontano, parole incomprensibili per me...pago il mio caffè, con un sorriso amaro li saluto e mi alzo.
percorro a passi affrettati il viale, osservo le auto
e il filare degli alberi scheletriti.
Lascerò Parigi, lascerò chi mi ha ferito, ciò che e'
stato di un amore corrosivo e devastante, lascerò
una parte d'anima tra i marciapiedi e il metro' .
Chiudo gli occhi per reprimere il moto d'angoscia
che a volte riesce ad risalire, e' ora di andare.
Alzo il bavero del giaccone come a dividere la distanza tra me e ciò che resta.
Taxi...taxi..lo fermo , salgo, mille pensieri ancora
si fanno spazio nella mente , tra il ricordo dei tuoi
baci e le mie mani su di te.
Ora il treno mi attende, senza una meta partirò
non so cosa mi aspetta, ma lontano piu' lontano
da qui, senza te , una nuova vita da ricominciare
da capo, che sia parte di me.
Vedo lo scorrere del filare degli alberi, una goccia
cade anche il cielo sta piangendo per me.
