infezione,
scintilla di morte.
Sangue e lenzuola , pena e sconforto.
Non trattengo le lacrime
strappo le morbide pieghe del tempo,
perdo i sensi, cieco, non sogno.
Malvagio, nulla di sacro nella rivolta,
nulla di umano.
Canti di debolezza.
Il piombo e la piuma,
basta un ago oscillato
perché i tuoi occhi diventino lampade
e la voce, coperta
stai in piedi, ti muovi piano con la musica assordante
ti vedo, ascoltare le voci, sorridere, sereno.
Un gesto, un saluto e poi… l’incidente
ti aveva quasi ucciso, sei qui, non vedi più.
Siamo fra amici e ogni tanto qualcuno ti parla
poi rintocchi di note, fragore. Io non parlo.
Era un maggio così lontano, dopo aver discusso per ore
ci siamo salutati a sera, con la mano.
Devo trovare il coraggio!
Allora mi avvicino, ti abbraccio la spalla
mi chiedi “Chi sei?” Io dico “Indovina”
come previsto mi fai parlare, e scopro
nei tuoi ricordi, lo spazio alla mia parola
poi domande, risposte.
Ti ho preso la mano, e tu: “Dove sei stato?”
Non vedi proprio niente?” “Da troppo tempo!”
Ti ho descritto la sera, l’ambiente
cielo, auto, facce e cose passate,
si! Non siamo soli in quest’abisso.
Poi: ”Ciao ci vediamo!”
“Si! Ci vediamo lo stesso!”.
Sognare…
Poi li riapri
e questa vita
ti fa vergognare.
Ad occhi chiusi
io voglio imparare
ad amare
non serve a niente
odiare…
Chiudere gli occhi,
riaprirli, sentirmi diversa.
Senza confondermi
nella vergogna…
di un linguaggio,
nella mimica sussurrata,
nel soffio
ad una vela di parole,
mai pronunciate
al blu oceano.
Ad occhi chiusi
nel lento giro di sussuri,
un futuro credente
lieve s'alza nel nuovo orizzonte,
e sulla linea
che costeggerà il sole,
navigherà anima
abbracciando e bevendo pozione,
dei suoi flutti e delle sue onde.

ascolto il mormorio dei fiordalisi,
l'asperità del mare in controluce,
la voce carezzevole di chi amo,
il tormento di un'anima inquieta.
Ad occhi chiusi
recito sentimenti al cielo,
uno scampanio lontano,
ricordi stemperati sull'aia,
ardorii femminili
in allegoria con l'arcobaleno.
Ad occhi chiusi
l'azzurro scompiglia il cuore,
boccate di vento su nuvole accese,
ulivi pregni di salsedine
recitano melodie soffuse.
Ad occhi chiusi
non mi lascio morire.
A braccia distese
accetto il risveglio di un'alba nuova.
Canto e sopporto il dolore.
Gravata di dubbi.
Ai piedi della Croce.
Le pupille cavate? Nascoste?
Sapessi cosa ho visto.
Un suono imbranato, un rozzo solletico,
un odore impersonale.
Ad occhi aperti? Strofinati con l'asciugamano?
Beh, non credo.
Ma qualcuno c'è entrato per bene.
Qualcuno ha trapassato il flusso della doccia,
della schiuma, della canzone stonata,
del vapore addensato sullo specchio.
Oh, che imbecille: aperti troppo presto,
bruciano! Bruciano d'aria ghiaccia che penetra dentro.
E il bruciore, che fa vedere tutto annebbiato,
me li chiude ancora.
Se non possiamo avere certe cose pulite
-penso- ripuliamo per bene l'osservatore.
felicità.
d'amore

QUANDO PENSO A TE
SFIORO PIANO IL MIO ZIGOMO SINISTRO
COME A VOLER TRATTENERE
UNA LACRIMA CHE VUOL DIRE CHE TI HO PERSO
MA IMMERSO IN UN RICORDO
ACCAREZZO IL TUO CORPO
SFIORO DELLE TUE LABBRA IL BORDO
E TI STRINGO… LASCIANDO CADERE IL CAPPOTTO
I TUOI LINEAMENTI
SONO UN VIAGGIO DI TRASGRESSIONE
E TORANANO ALLE MIE ORECCHIE QUEI DOLCI LAMENTI
MENTRE TI STRINGO…. LASCIO CADERE I PANTALONI
POI UNO DENTRO L’ALTRO
SIAMO COME IN UN CORPO SOLO
UNO SPINGERSI VERSO L’ALTO
PER POI RICADERE IN VOLO
ROTAIE INCANDESCENTI
CHE ATTRAVERSANO GALLERIE BUIE
FRASI MORSE SULLE MANI COI DENTI
TRA LE SALIVE MIE E LE TUE
POI APRO GLI OCCHI
E MI ACCORGO DI AVERTI SOGNATA ANCORA
RESTA IL TREMARE DEI GINOCCHI
ED IL MIO CUORE CHE SI ADDOLORA
Ricordi quanto tempo
è passato…
Potrebbe essere un fiore
l’amore, nasce e muore.
Poi riapri gli occhi
ti appare tutto diverso
non era come nel sogno.
Ad occhi chiusi
nasceva un bambino
poi nelle fretta li apriva
vedeva un mondo a colori
mentre la fuori
moriva di freddo il dolore
chiudendo gli occhi dal gelo.




