si, ma il problema vero o almeno lo è per me è quello di essere coerenti con il nome del sito: CLUB POETICO. Che senso ha che si usi l'aggettivo POETICO se poi si scopre che tutti si dichiarano dilettanti e dunque non si fa poesia, ma si pubblica quello che si vuole, usando a norma solo sè stessi? Da qui discende la mia difficoltà a capire quanto si scrive qui e là, sulla critica e come debba essere. Da qui nasce la mia difficoltà a fare trasversalmente critica, quand'anche ne fossi capace o semplicemente un commento\analisi dei testi come quelli che talvolta ho inserito nel forum. Da dove cominciare? Ma soprattutto cosa si vuole? Per me si tratta di questo: far emergere quello che penso e sento, pensando alla poesia come “un fatto culturale e sociale“ e dunque un mezzo valido per esprimere noi stessi in rapporto a tutti gli altri. E’ chiaro che si pone e si porrà sempre il problema di un adeguamento del linguaggio e dei temi al mezzo che si vuole utilizzare, alla sua storia e realtà attuale e dunque di un continuo confronto. Il sottoscritto ha indicato una strada per ovviare agli ostacoli "insormontabili" dell'ergersi da maestro della cosiddetta saccenteria e del pontificare sulle opere degli altri –mai d’altro canto da rigettare tout court- ed è quello di confrontarsi con autori "terzi" del nostro patrimonio poetico storico e contemporaneo, sullo stile e sui contenuti, di cui ciascuno di noi può farsi carico basta che si abbia voglia. Non c'è altra strada che questa. In alternativa c'è solo il "do ut des" più o meno evidente che aiuta a sorreggersi l’un l’altro in una barca che sta in mezzo all’ oceano in tempesta della poesia contemporanea ma che non porta da nessuna parte. BUONE FESTE a TUTTI\E