“Sai Magnus, io credo che cambino i demoni ma non l’esito.

Insomma, in fondo l’esodo è solo un filo appeso, invisibile, affisso solo da un lato, spesso quello sbagliato, come un crocifisso.

Ogni tanto mi sento come fossi chiuso in un cerchio di fuoco, con una bottiglia d’acqua in mano. Una volta l’ho usata per uscirne, ma ho scoperto che qualcuno l’aveva riempita di benzina, e così sono tornato nel cerchio. Ho provato ad urlare ma non c’erano pompieri in città. E poi, prova tu a urlare in un mondo di sordi e a morire in un mondo di vita.

Non credi sia stupido?

Credo che riempirci di finzione sia utile, ci sentiamo più reali, più concreti, meno soggetti all’insignificanza.

Tanto scompariremo tutti, Magnus, e lo faremo trionfando!

Come una cometa vista da un cieco!

Facciamo due passi avanti, per poi renderci conto della palla che abbiamo legato noi stessi al nostro piede.

Sì, insomma, noi facciamo due passi e lei intanto si radica.

Che poi, Magnus, io penso che stando al mondo noi abbiamo accettato delle condizioni che, come al solito, per mancanza di voglia, non abbiamo nemmeno letto.

Del tipo, tu hai firmato, giusto Magnus? Ecco, ora che hai inciso le tue lettere corsive, non puoi fare ricorso. O forse sì, ma, nel senso, chi chiami per chiedere spiegazioni? Dio?

In fin dei conti la tua clessidra ce l’ha in mano qualcun altro e poi, da un momento all’altro, crack, sei finito, crollato, esangue, morto.

Di conseguenza, Magnus, ama finché non muori. O muori finché non ami, come preferisci.

Tu, come me, come tutti noi, non guardi mai. Sembri quasi un animale da macello, ferisci te stesso. Ma, Magnus, se questo è il pretesto, tralascia il sottotesto, esci al fresco, solca gli zigomi con sangue represso, contempla il tuo fallimento!

Sai Magnus, ogni tanto comincio a dubitare che perfino le stelle siano qui solo per farci del male, che perfino il Sole sia qui solo per ustionare! Che perfino la pioggia sia qui per tutto tranne che per pulire, e che io stesso sia qui solo per respirare.

Dopo tutto anche quando abbiamo tutto non ci basta.

Parliamo controvento sperando che le note arrivino a chi le merita.

Ehi, Magnus, ma secondo te quanto? Quanto ci si può sentire soli? Cioè secondo te c’è un quantificatore? Non so, tipo un solimetro, solitudinometro, sì dai hai capito. Esiste?

Tu, Magnus, dovresti rivolgerti a chi la notte la passa sotto un velo di incertezze, poi si sveglia con il cuscino bagnato dagli incubi lacrimali.

A loro dovresti rivolgerti!

Devi sapere che ogni tanto io vado al lago e piango sott’acqua e poi aspetto di affogare. Ma sono certo, Magnus, che lo facciano tutti, solo che poi non tutti affogano, e quindi non lo raccontano, ecco.

Poi torni dal lago e prendi l’album fotografico. Ci sei? Quello della tua gioventù intendo! Ecco, quello, bravo! Capodanno ’96 con amici, Pasquetta ’00 con la classe.

Oh cazzo, ma sei sparito da tutte le foto!

Già, ma non spaventarti, è normale! Funziona così!

Non devi chiederti perché scappi o da che cosa. Io fossi in te, piuttosto, controllerei di avere ancora la suola delle scarpe.

Ora immagina, Magnus, di essere in ginocchio davanti al tuo letto.

Ci sei? Bravo!

Ora al mio tre immagina che esso non sia vuoto. Pronto?

Uno.

Due.

Tre.

Quindi? Niente? Cioè è vuoto? Cazzo.

Vabbè tranquillo Magnus, è normale.

La tua vita si dissipa mentre cogli i granelli con le dita lisce di chi non l’ha vissuta, lisce come il tuo andamento su questo lago congelato, poi svanisci, cancellando le orme, sporcandoti le dita.

Conoscevo una ragazza di nome Anna. Anna non sapeva come si volasse e quindi chiese aiuto a Luca, un suo amico. Luca gli disse che sarebbe bastato lasciare il nido. Luca sapeva che anche se al primo volo Anna fosse caduta, prima o poi il vento l’avrebbe accompagnata. Volerà alta, prima o poi, mentre lui la guarderà da terra con il binocolo. La seguirà con lo sguardo, amando ogni singola caduta, strillando al vento se volerà troppo veloce. Ma lei, sorda per la quota, si sarà già scordata di chi le diede in dono il volo.

Ecco, Magnus, e tu? Perché vivi in silenzio? Cosa stai cercando?

Intanto tu vivi mezzo morto, tutto sordo, senza sapere dov’è, il quale porto. Non sai cosa portarle se vuole l’amore che tu non puoi darle. Perché hai già due amanti con le lame, che si nutrono dei tuoi tagli, mentre le guardi sfregarti durante un incontro tra palmi e pianti, trapianti sentimenti. Come le indolenzite e calme mani d’un vecchio, a novembre, sulle ombre della sua amata, accanto ai fiori, contempla i marmi, pieni di fori.

Cioè Magnus, viviamo nel dilemma senza venirne a capo, insomma, a che serve? Tu continui a nasconderti anche se nessuno ti cerca, ma allora che ti nascondi a fare? Lascia spazio al mostro che non mostri!

Poi noi usciamo con le lacrime che cadono, senza l’ombrello, le vediamo rimbalzare sulle pozzanghere fangose, ci bagnano gli stivali già zuppi. Abbracciati dal grigiore, proseguiamo scalzi e sradichiamo una viola da terra per fargli provare come ci sentiamo. Uccidiamo il suo gambo per uccidere le nostre gambe, e rimaniamo genuflessi, nel freddo che volevamo, senza Sole, soli. Dopo cogliamo un bucaneve mentre s’interrompe il flusso nelle nostre congelate vene. Ecco, ora stiamo bene!

Siamo dei fottuti denti di leone maturati troppo in fretta! In mezzo alla bufera.

Intrisi in strane trovate fugaci, perdiamo continuamente il controllo, mentre le finestre diventano solo vetri senza maniglie.

Siamo farfalle che roteano attorno alle lampadine, senza avvicinarsi troppo, senza mai scottarsi.

Assopiti in vesti estranee, ci mettiamo le manette da soli senza chiedere il permesso, senz’alcun processo, sperando solo di crollare il prima possibile, ma facciamolo insieme, sotto le stelle, senza pudore.

Dov’è il nostro amore? Verso l’universo, verso di te. Verso la vita, verso di me. Verso di lui, di lei. Di noi, di voi.

Chi ha deciso di sottrarcelo? Chi l’ha deciso che a noi non serviva?

Ora, senza meta, viviamo in una crepa, attorniati dalla fredda brezza della nostra assenza di coscienza, della presenza di carenza, senz’alcuna carezza.

Vedi Magnus, il grigio va dipinto di nero, solo così scorgeremo l’arcobaleno.   

Sai, Magnus, chi dice di essere felice da solo o mente, o non è davvero solo.

Magnus? Magnus ma dove”




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Profilo Autore: Ruben Londero  

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Commenti  

Manuele*
+2 # Manuele* 30-10-2020 19:07
bel viaggio, mi è piaciuto tantissimo :roll:
Ruben Londero
+1 # Ruben Londero 31-10-2020 12:30
Grazie mille, Manuele.
Ambra PILTI*
+1 # Ambra PILTI* 31-10-2020 18:15
Mi ero persa il titolo, ma poi leggendo e rileggendo questo tuo grande interloquire dove sembra ma non è uno scambio di vedute, pensieri, incitazioni, consigli, domande e vaghe risposte, mi domando quanto distacco si vuole e quanto amore e realtà si vuole veramente.
Mi hai dato da meditare su me stessa.
L'ho molto apprezzata, grazie.
Un caro saluto.
Ruben Londero
+1 # Ruben Londero 31-10-2020 18:26
Se sono riuscito, almeno un po’, a farti meditare, ho raggiunto il mio obiettivo, perciò ti ringrazio tantissimo. Un saluto a te

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