Cara Annie, 

ho pensato di scriverti dopo aver saputo della tua morte.
Qui ora è tutto immobile. Ora il mondo è strano.
La tua lapide è fredda, ma la tua foto è perfetta. Non è una vera foto, ma un ritratto che credo abbia fatto Tom. 
Lo sai che Tom non mi piace come pittore. Trovo che sia troppo realistico, che non menta mai. Dice sempre la verità. È così triste la verità, Annie. Questa volta però Tom è stato bravo… Sembri tu. Sembri solo tu. Non potresti sembrare nessun altro. A volte forse un po’ di realismo è indispensabile.
Mi ricordo ancora di quando ti lamentavi dell’eccesso di verità.
Dicevi sempre che nelle mie poesie c’era qualche mistero irrisolto, qualche tassello mancante, come un puzzle senza il pezzetto centrale, quel pezzetto che avrebbe completato il capolavoro. Dicevi che fingevo bene, che idealizzavo tutto alla perfezione, che anche una radura sarebbe diventata un campo di girasoli, sotto alla mia penna. Dicevi di amare le mie poesie.
Dicevi molte cose.
Sai, l’ho saputo per caso. Ero a comprarmi da bere. La commessa, guardandomi fisso negli occhi, mi fece le condoglianze. Non capii. Chiesi se per caso avesse sbagliato persona. Ne vedono molte di persone ogni giorno, magari si era semplicemente sbagliata.
Mi disse che Annie era morta. Io chiesi quanto costava la bottiglia di Talisker, pagai e me ne andai.
Ora non sto molto bene, Annie. Vedo tutto offuscato e sento che ogni respiro potrebbe essere l’ultimo. 
Ho comprato una casa al lago, avevo bisogno di pace.
Credo che sia la mia ultima richiesta, la pace, il ricongiungimento con il mondo, quello vero. Sento che quel legame che mi univa al mondo si è da tempo annodato. Si è formato un gomitolo con il quale io, come un gattino, giocavo di continuo. Ora credo sia il momento di togliere alcuni nodi e di ripristinare la linearità.
Come potrei mai spiegarti o definire quella carenza di significato? Quella eterna sensazione di apnea patologica. 
È come se qualsiasi passo io faccia sia destinato a sprofondare in quel vialetto melmoso che chiamiamo vita.
Quell’insistente ripetersi di parole vane e irrisorie, costernate da sorrisi bianchi e occhi blindati.
E poi cerco rifugio in quel tunnel sotterraneo, umido e fangoso, di sguardi pretenzioso, dalla musica silenziosa.
Quel dubbio incessante di frivola gioventù, che stermina l’abito di una realtà superlativa. 
Quell’abitudine alienante e pacifica al contempo, dominata e dominante, ricca e perpetuante. 
Rendimi tu, Annie, parte di questa sceneggiatura. 
Mi sembra quasi di avere un mondo dentro ma di non averne nessuno fuori. 
Mi sento un fiammifero bagnato, che ha perso l’unica cosa che era in grado di fare: bruciare. 
Annie, ora voglio morire nei tuoi ricordi.
Ora il mondo non è come lo hai lasciato.
Ora non ci sono più, neanch’io.
Ora il mondo è impazzito. 
Ora mi sento a casa.
Ora il mondo è la mia casa. 
Ora. 
Solo ora.

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Profilo Autore: Ruben Londero  

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Commenti  

poesie profonde*
+1 # poesie profonde* 01-05-2021 09:04
Non sentirsi più a casa rifugiandosi nei ricordi di qualcuno che si è amato. E' troppo sentita questa lettera. Un caro saluto
Ruben Londero
# Ruben Londero 02-05-2021 09:05
Ti ringrazio molto. È un piacere sentire che qualcuno riconosce di aver vissuto situazioni simili. Un saluto a te.

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