Forse un canneto
e piccole libellule
mi chiamarono allora;
ma non rimasi solo
fra i cumuli d’erba
e il leggero fremere
delle acacie assolate.
Lei era ed io ero,
nei sassi gettati,
fra i salici
nascosti eravamo;
a terra secche rame
e felci bagnate:
rise qualcuno,
due ghiande per ricordo,
un nome scritto
sul selciato
e il vento ora
lasciava il posto
alla più fredda
brezza della sera.
Eri e ricordo ancora
quanto eravamo:
nel profumo di rose
e nel fremito d’ali lontane.
Chissà,
forse le tamerici
oggi sussurrano
ancora
il tuo nome.
