Forse un canneto

e   piccole libellule

mi  chiamarono allora;

ma non rimasi solo

fra i cumuli d’erba

e il leggero fremere

delle acacie assolate.

Lei era ed io ero,

nei sassi gettati,

fra i salici

nascosti eravamo;

a terra secche rame

e felci bagnate:

rise qualcuno,

due ghiande per ricordo,

un nome scritto

sul selciato

e il vento ora

lasciava il posto

alla più fredda

brezza della sera.

Eri e ricordo ancora

quanto eravamo:

nel profumo di rose 

e nel fremito d’ali lontane.

Chissà,

forse le tamerici

oggi sussurrano

ancora

il tuo nome. 


 

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: GIORDANO BORELLI*   Sostenitore del Club Poetico dal 07-10-2025

Questo autore ha pubblicato 29 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.