Quando eravamo giovani
correvamo.
Credevamo che il mondo si aprisse
solo dove lo spingevamo noi,
che la vita fosse un luccichio rapido
da inseguire senza fiato.

Non vedevamo le mani tese,
gli sguardi che chiedevano tempo,
le piccole cose
che brillano soltanto
per chi sa fermarsi.
Passavamo oltre,
come vento senza riparo,
inermi alla lentezza.

Ora che il passo è più quieto
riconosciamo gli incroci mancati,
le parole rimaste
sul bordo delle labbra,
i silenzi
in cui avremmo potuto restare.

E comprendiamo che i rimpianti
non sono lame,
ma ombre leggere
che ci sfiorano piano
per ricordarci chi eravamo:
troppo giovani per capire
che ciò che conta davvero
non fa rumore,
e che spesso la felicità
si nascondeva proprio lì,
in ciò che non abbiamo guardato
abbastanza a lungo.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Alex Pramix  

Questo autore ha pubblicato 30 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Collegati o registrati per lasciare un commento.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.