Scende improvvisa, algida lama,
fischia nei botri, sega i crinali.
E’ luce tagliente che si dirama,
roca eco di plaghe settentrionali.
La tramontana ora rade il fiume,
flette salici, calami e giunchi.
Strappa le onde, fogli di volume,
con folate quali artigli adunchi.
Squarcia le nubi nel cielo di vetro,
vortica sull’arena delle prode.
Ed io ancora e sempre impetro
il soccorso, ma l’angoscia rode
l’anelito estremo, soffoca il cuore.
Vorrei che il rovaio spazzasse via
il tempo, le nere ombre, il dolore.
Invano: assenza, vuoto, agonia.
M-0-0-0-1-2
fischia nei botri, sega i crinali.
E’ luce tagliente che si dirama,
roca eco di plaghe settentrionali.
La tramontana ora rade il fiume,
flette salici, calami e giunchi.
Strappa le onde, fogli di volume,
con folate quali artigli adunchi.
Squarcia le nubi nel cielo di vetro,
vortica sull’arena delle prode.
Ed io ancora e sempre impetro
il soccorso, ma l’angoscia rode
l’anelito estremo, soffoca il cuore.
Vorrei che il rovaio spazzasse via
il tempo, le nere ombre, il dolore.
Invano: assenza, vuoto, agonia.
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Buon pomeriggio! Caterina