All’or del vespro
Nel tempo che sarà,
barcone da dismessa
al rientro in porto sarò.
Ella, sul molo, col consueto
suo villano manifestarsi,
in requiem m’accoglierà.
A quel punto
non potrò far
come il re d’Itaca,
che alla seduzione di Ligea
e delle sorelle s’oppose, alla di lei
no non si può dir.
Nel tardo gradito che sarà,
che si sveli gnuda
del paramento corvino
e disarmata della mietitrice, ed io
traghettar mi farò pacifico,
non prima però
che il mio verbo, l’abbraccio
al terreno mondo, affidato avrò:
a chi sarà in quel tempo giunto,
a chi no sarà giunto il tramonto,
a chi giunger ancor dovrà.
Tra viali cipressati
i miei versi declamerò, fin l’ara
di Colui che è
ed ovunque è…

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Profilo Autore: Vincenzo Patierno  

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Commenti  

dany
# dany 14-09-2021 16:10
Bellissima

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