Non è drammatico riconoscerci finiti, mai incominciati, under construction,

ansie trascendentali abbandonate tra divinità e immanenza,

senza certezze di valere senza certezze di valore senza certezze materiali

mascherate da assassine necessità economiche?


Giovani smarriti, consumatori consumati come arti snodabili di bambole

dai concetti inflessibili di flessibilità o divertimento,

dall’alto della barricata ci troviamo a resistere, a mani nude,

cuori di molotov, contro i conati vessatorii corazzati

d’un sistema reo confesso d’indossar maschere di sfruttamento,

condannati a desideri di carriere irrealizzabili, a desideri di bellezza innaturale,

senza sostegno di relazioni stabili.


Precarietà è vocabolo corretto a raccontare un mondo

dove Dio, magari, è morto, senza esser furibondo.

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Profilo Autore: Ivan Pozzoni  

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