Sul sito web del Corriere della Sera

escono markette (in)degne del Gazzettino di Valmadrera,

i freelance webeti, che non hanno avuto mai la sfortuna di lavorare,

sfornano cottimi di minchiate che nemmeno Baget Bozzo sull’altare,

alla ricerca reiterata della fake news e dello scoop ad ogni inserto,

battono, a un tanto al kg, la strada che conduce a Studio Aperto.


Questa è la medesima categoria che intervista

insistentemente i disgraziati durante un sisma,

senza subire, di contrappasso, in strada,

l’applicazione al muso d’un abbondante enteroclisma,

riuscire a far ragionare uno che campa

sul numero di caratteri tipografici che batte in sala stampa

considerando la dignità umana fuori moda,

è come far guidare a Cicciolina un’autopompa.


Qualcuno riuscirà mai a spiegare a un mestierante della cultura,

vivacchiante in un’editoria di mercato da caricatura,

vittima dell’ipertrofia d’offerta di articoli senza domande,

che indipendenza e verità non convengono al lessico dell’orticoltura,

i baldanzosi Houdini della neo-sofistica utilitarista

col crollo dei meccanismi dell’editoria iper-capitalista,

finiranno col restare, finalmente, in mutande,

demoliti dal disprezzo d’esser stati «giornalista».

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Profilo Autore: Ivan Pozzoni  

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