No, non impazzirò.
Mi darò una regolata.
Resterò a casa senza dare spettacolo.
Intanto, giuro, smetto di dar da mangiare ai gatti
che s’arrangino, cristo, come faccio io
e poi finiamola con questi appuntamenti
per dirsi che, dai dillo
un bel niente, ecco.
Vuoi parlare ancora del tuo fegato?
Di quel dolore sospetto che senti
-qui, no, più giù, che sarà?
È segnaccio, cazzo, te lo dico ogni volta.
E non raccontarmi di quell'isola
dove andrai a finire i tuoi giorni.
-vivrò di pesca e di noci di cocco,
mi basterà…
Senza il bar sotto casa?
Non farmi ridere.
Piuttosto, ti guardi mai allo specchio?
È ora di partire credimi.
Vado, ci vediamo domani, dopo i gatti s’intende.
No, non impazzirò.

Commenti
perché chiamarla poesia bah, no... racconto neanche ... comunque va bene uguale via... grazie per la lettura e per il gradito
commento... e domani è lunedì! ciao
Certe volte, anche nn volendo, si è travolti dall'oblio; nostro, loro... del mondo... e di questa ca... di vita che va avanti per inerzia!
perché di meglio nn si può avere. (e dobbiamo pure accontentarci perché c'è di peggio!!!).
Piaciuta l'esposizione.. . tra poesia e narrativa!
Ciao ;)